Marius Borg Høiby condannato a quattro anni per due stupri: il verdetto del tribunale di Oslo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La sentenza, arrivata a quasi tre mesi dalla conclusione del processo tenutosi nella capitale norvegese, ha infranto il silenzio che circondava il caso mediatico per eccellenza di questa prima parte del 2026. Marius Borg Høiby, il ventinovenne figlio della principessa ereditaria Mette-Marit, è stato riconosciuto colpevole per due dei quattro stupri contestatigli, oltre che per episodi di violenza domestica ai danni della sua ex fidanzata, l’influencer Nora Haukland.

La corte distrettuale di Oslo, presieduta dal giudice Jon Sverdrup Efjestad, ha così stabilito una pena detentiva complessiva di quattro anni, una cifra decisamente inferiore rispetto ai sette anni e sette mesi richiesti dalla procura, la quale aveva sottolineato la gravità di reati in grado di "lasciare cicatrici indelebili e distruggere vite", come dichiarato dal pm Sturla Henriksbø durante le arringhe di marzo.

L'assenza in aula e il ruolo decisivo dei video

Marius Borg, che si è sempre proclamato innocente negando con veemenza ogni addebito relativo a violenze sessuali sostenendo di aver avuto solo rapporti consensuali, non era presente fisicamente in aula al momento della lettura del verdetto. La sua assenza, probabilmente dettata dalle precarie condizioni di salute psicofisica emerse già durante le fasi istruttorie (era in custodia cautelare da febbraio), non ha tuttavia impedito ai giudici di raggiungere un verdetto unanime.

Uno degli elementi decisivi che hanno portato alla condanna per il primo stupro, avvenuto nella residenza reale di Skaugum nel lontano 2018, è stata la scoperta di un video. Il filmato, girato dallo stesso Høiby, ritraeva la vittima – una nota conduttrice televisiva – mentre era completamente priva di sensi, tanto da non sembrare neppure respirasse; la donna ha raccontato in aula di essere stata informata dell'accaduto solo dagli investigatori, vivendo la scoperta come un "tradimento e uno shock". Il secondo stupro accertato risale invece a un episodio del 2024 avvenuto nella zona di Oslo.

Le assoluzioni e il peso delle accuse totali

Nonostante il verdetto di colpevolezza per i due episodi di violenza sessuale, la Corte ha deciso per l'assoluzione riguardo alle altre due accuse di stupro. Queste ultime si riferivano a presunte violenze consumatesi nel novembre 2024 all'interno di un hotel della capitale e a un altro episodio risalente al 2023 nell'arcipelago delle Lofoten, dove l'accusa si era basata anche sui dati rilevati da uno smartwatch della vittima per dimostrare l'assenza di consenso.

Il quadro giudiziario per il figliastro dell'erede al trono Haakon rimane comunque estremamente pesante: originariamente, Marius Borg doveva rispondere a un'iniziale pioggia di circa quaranta capi d'imputazione, ridotti poi nel corso del procedimento. Tra questi, oltre agli stupri, figurano violenze, minacce e violazioni di ordini restrittivi, un fitto calvario legale che ha tenuto banco per mesi nelle cronache giudiziarie norvegesi e internazionali.

L'isolamento e un contesto familiare sotto pressione

Oltre alla reclusione effettiva, la sentenza ha disposto per Høiby una misura aggiuntiva di isolamento della durata di due anni e otto mesi, a sottolineare la pericolosità sociale riconosciuta dal tribunale. In aggiunta, gli è stato imposto un ordine restrittivo nei confronti di una delle vittime, valido per due anni. La lettura della condanna, giunta in un periodo già estremamente complesso per la famiglia reale norvegese, getta un'ombra ancora più lunga sulla figura di Mette-Marit.

La principessa, da tempo gravemente malata a causa di una fibrosi polmonare cronica che l'ha costretta a ridurre drasticamente le apparizioni pubbliche (è attualmente in lista d'attesa per un trapianto), deve fare i conti non solo con il dramma giudiziario del figlio maggiore, ma anche con le recenti polemiche scoppiate per i suoi legami passati con il defunto finanziere Jeffrey Epstein.

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