Barbera chiude l'edizione 82 della Mostra di Venezia tra le luci del Leone d'oro e i riflettori sul presente
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha concluso l'edizione numero 82 del festival, che ha consegnato il Leone d’oro a Jim Jarmusch per "Father Mother Sister Brother", dopo un intenso percorso tra incontri con la stampa internazionale e un fitto calendario di proiezioni. Barbera, affrontando il consueto percorso mediatico sul tappeto rosso, ha sottolineato come la kermesse sia riuscita a conciliare la qualità artistica con una riflessione stringente sulle drammatiche questioni del nostro tempo, senza però scadere in facili retoriche.
Il regista americano Jim Jarmusch, figura iconica e per certi versi outsider del cinema indipendente, si è imposto con un'opera che osserva, più che narrare, le vite di tre nuclei familiari dislocati tra New Jersey, Dublino e Parigi. Il film, definito dall'autore stesso come "silenzioso" e teso tra "cura ed empatia", esplora con sobrietà e un'ironia silente i dubbi, i rimorsi e i segreti sepolti nelle dinamiche di parentela, puntando molto sul non detto e sulla sospensione emotiva.
Accanto al trionfo di Jarmusch, la serata dei premi ha registrato un altro momento significativo con il riconoscimento a Toni Servillo, premiato con la Coppa Volpi per la sua interpretazione ne "La grazia" di Paolo Sorrentino. L’attore, al settimo film con il regista dopo una collaborazione venticinquennale iniziata con "L’uomo in più", ha dedicato il premio a una causa di forte impatto mediatico, definendo il suo discorso su Gaza non come una presa di posizione isolata, bensì come un "sentimento comune" nel panorama cinematografico italiano.




