Father Mother Sister Brother, il viaggio di Jarmusch da Dublino a Parigi passando per l'America profonda

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’itinerario geografico ed emotivo di «Father Mother Sister Brother», il film a episodi che ha valso a Jim Jarmusch il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, si dipana attraverso tre distinti paesaggi urbani, ciascuno riflesso di un’atmosfera unica. Le periferie silenziose e un po’ spente degli Stati Uniti fanno da contraltare ai vicoli brulicanti e narrativi di Dublino, mentre il segmento conclusivo, che vede anche la partecipazione di Cate Blanchett, si ambienta nell’inevitabile eleganza malinconica di Parigi.

La scelta delle location, per un autore la cui cifra stilistica è da sempre intrinsecamente legata ai luoghi che racconta, non è mai casuale ma diventa parte costitutiva della narrazione stessa. Jarmusch, del resto, ha sempre utilizzato le città non come semplici sfondi ma come personaggi essi stessi, le cui architetture e i cui umori influenzano profondamente le esistenze dei protagonisti. In questo caso, il viaggio attraverso le nazioni scandisce il tema portante del film: le relazioni, spesso complesse e distanti, tra figli divenuti adulti e i loro genitori.

La vittoria del Leone d’oro è giunta inattesa per molti, surclassando le previsioni della vigilia che indicavano in altro lavoro il favorito. Il film sulla tragica fine della bambina di Gaza, ritenuto da molti addetti ai lavori il vero vincitore morale della kermesse, si è infatti aggiudicato il Gran premio della giuria. La pellicola di Jarmusch, descritta da alcuni come minimalista e forse persino filiforme nella sua essenzialità, ha convinto la giuria per la sua capacità di trattare con empatia e senza retorica le dinamiche familiari.

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