Venezia 82, tra le nuvole del Lido e i film che forse non vedremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La 82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha chiuso i battenti, consegnando al cinema un palmarès che, se da un lato corona nomi noti del firmamento indie, dall’altro lascia intravedere il preoccupante solco che separa i film premiati dal loro reale approdo nelle sale italiane. Jim Jarmusch, il regista-icona di un cinema indipendente e disilluso, si è aggiudicato il Leone d’oro per la miglior opera con Father Mother Sister Brother, pellicola minimalista che scandaglia, con la sua consueta cifra stilistica, le complesse dinamiche familiari tra figli adulti e genitori emotivamente distanti. «Un onore inatteso», ha dichiarato il cineasta, sottolineando come «Venezia celebri la diversità dei registi» e ricordando che «l’arte è empatia».
Accanto al trionfo, per certi versi prevedibile, di Jarmusch, si è levata con forza la voce di un cinema d’inchiesta che fa della testimonianza un imperativo etico. Il Gran premio della giuria è andato infatti a The Voice of Hind Rajab, documentario che racconta, senza mostrare ma lasciando intuire, la tragica fine della bambina palestinese divenuta simbolo di un conflitto lontano ma quotidianamente evocato durante la kermesse, non solo attraverso le pellicole ma anche nei gesti e nelle bandiere esposte in laguna. Gianfranco Rosi, vincitore del premio speciale della giuria per Sotto le nuvole e ultimo italiano ad aver vinto il Leone, nel lontano 2013, ha ribadito la missione di chi fa cinema del reale: i documentaristi «guardano, filmano, raccontano e testimoniano anche le atrocità del mondo».
L’Italia può comunque festeggiare il riconoscimento a Toni Servillo, premiato come miglior attore per la sua interpretazione in La Grazia di Paolo Sorrentino. Tuttavia, le luci dei riflettori sul red carpet non devono trarre in inganno: la vera partita, per molti di questi film acclamati dalla critica internazionale, si giocherà ora nella difficile ricerca di un distributore disposto a portarli al pubblico. Come sottolineato da più voci, è una certezza – amara ma fondata – che molti di essi, nonostante i prestigiosi riconoscimenti, faticheranno a trovare spazio nel complicato mercato distributivo nazionale, rischiando di rimanere confinati in un limbo di nicchia.




