Venezia, a Jim Jarmusch il leone d'oro. Servillo miglior attore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è chiusa ieri, 6 settembre, l’82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, che dopo un intenso programma di proiezioni ha assegnato i suoi riconoscimenti più prestigiosi. La serata finale, condotta per l’ultima volta da Emanuela Fanelli, ha visto trionfare il cinema d’autore senza però ignorare le tensioni del mondo reale, alle quali diversi premiati hanno voluto dedicare spazio nei propri ringraziamenti.
Il leone d’oro per il miglior film è andato a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, il regista statunitense che ha subito catturato l’attenzione del pubblico in sala con un discorso sincero e fuori dagli schemi. Iniziato con un colorito «Oh shit!», il suo intervento ha toccato temi cruciali, sottolineando come «l'arte non debba necessariamente parlare di politica per essere politica» e indicando nell’empatia la chiave per affrontare le molteplici crisi contemporanee. Jarmusch, omaggiando anche la storia della città lagunare, ha ricordato come Venezia sia «il luogo di nascita di Vivaldi, di Casanova, ma anche di Terence Hill».
Per l’Italia, che quest’anno può vantare un bottino di premi significativo, hanno brillato due nomi di spicco: Toni Servillo e Gianfranco Rosi. A Servillo è stata assegnata la coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, un riconoscimento che consolida ulteriormente la sua statura di attore tra i più completi del panorama internazionale. Gianfranco Rosi, invece, si è aggiudicato il premio della giuria per il suo ultimo lavoro, The voice of Hind Rajab, un documentario che ha già acceso i riflettori su una delle tragedie più discusse del momento.




