Borse asiatiche in forte calo, crollano i titoli dei semiconduttori: Tokyo -3,24%, Seul -5,53%
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Redazione Economia
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Le principali Borse dell'Asia e del Pacifico hanno archiviato una seduta profondamente negativa, con vendite diffuse che hanno interessato in particolare l'intero comparto dei microprocessori e dei semiconduttori. Il Nikkei di Tokyo ha ceduto il 3,24%, mentre la situazione si è rivelata ancora più critica a Seul, dove l'indice Kospi ha subito un crollo del 5,53%, in un contesto globale già gravato dal rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine, che negli Stati Uniti hanno raggiunto i livelli più alti dal 2007, e dalle persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
La seduta asiatica riflette il sell-off che alla vigilia aveva colpito Wall Street, con il Nasdaq in rosso e il Philadelphia Semiconductor Index che ha registrato la maggiore flessione in un solo giorno dalla fine di luglio, estendendo la pressione sui listini del Vecchio Continente che si preparano a un avvio senza slancio, con i future sull'Euro Stoxx 50 sostanzialmente piatti.
Un'ondata di vendite tra timori di bolla e tensioni geopolitiche
Il forte ribasso dei mercati azionari asiatici è stato alimentato da una nuova ondata di vendite sui semiconduttori che ha colpito duramente la Corea del Sud e il Giappone, dove gli operatori continuano a temere una possibile bolla speculativa sui titoli del settore tech e guardano con preoccupazione all'evoluzione del quadro macroeconomico.
A Seul, il crollo del Kospi è stato trainato dalle pesanti perdite dei colossi Samsung Electronics e SK Hynix, scesi rispettivamente di oltre il 7 e il 9%, con l'indice che ha visto cancellato il rimbalzo delle sedute precedenti e ha toccato un minimo intraday vicino al -6,4%, prima di chiudere poco sopra il -5,5%.
La pressione si è estesa anche al Giappone, dove il Nikkei ha subito un ribasso del 3,24%, con i titoli tecnologici come Kioxia, Murata Manufacturing e TDK che hanno guidato il sell-off, mentre il comparto dei chip ha mostrato debolezza anche in Cina e a Hong Kong, con società come Foxconn Industrial Internet e Semiconductor Manufacturing International Corp finite sotto pressione.
Il peso dei rendimenti obbligazionari e del petrolio
Gli input negativi arrivati dall'Asia Pacifico si inseriscono in un contesto complesso, caratterizzato da rendimenti obbligazionari elevati che rendono meno attraenti i titoli growth con valutazioni elevate e dal rincaro del petrolio, con il Brent che si mantiene sopra i 90 dollari al barile a causa delle persistenti tensioni in Medio Oriente.
Il rialzo dei prezzi dell'energia e l'aumento dei rendimenti dei Treasury, con il trentennale americano salito al 5,3371%, hanno riacceso i timori sull'inflazione e indotto gli investitori a mantenere un atteggiamento cauto, puntando sulle prese di profitto dopo i recenti massimi storici toccati da molti indici.
In questo quadro, l'ondata di vendite ha travolto anche il comparto petrolifero asiatico, sebbene i titoli legati all'energia abbiano mostrato una certa tenuta in scia al rialzo del greggio, con società come Inpex ed Eneos in guadagno a Tokyo e CNOOC in rialzo a Hong Kong, mentre il Brent è salito di circa lo 0,4% a 91,24 dollari al barile.
Corea del Sud e Giappone in prima linea nel sell-off
La Corea del Sud è stata senza dubbio l'epicentro della tempesta finanziaria di questa seduta, con il Kospi che ha subito una flessione del 5,53% e ha visto attivato il meccanismo di sospensione degli scambi algoritmici, il cosiddetto "sidecar", per raffreddare un mercato investito da vendite anomale.
L'indice sudcoreano aveva guadagnato oltre il 2% nella seduta di martedì, segnando la sesta sessione consecutiva in rialzo, ma l'inversione di tendenza di mercoledì riflette una massiccia presa di profitto e una rivalutazione del tema dell'intelligenza artificiale, con gli investitori sempre meno disposti a pagare un premio per una crescita che richiede prove più chiare di monetizzazione.
Anche il Giappone ha subito un duro colpo, con il Nikkei 225 che ha perso il 3,24% e il più ampio Topix in calo, mentre i titoli tecnologici hanno subito il contraccolpo più pesante: Kioxia ha perso l'8,9%, TDK il 4,1% e Murata Manufacturing è scesa del 9,6%.
Le vendite sono state innescate anche dai timori legati alla concorrenza cinese nel settore dei chip avanzati, dopo le notizie secondo cui la società Shanghai Yuliangsheng avrebbe avviato la produzione di massa di macchine per la litografia a ultravioletti estremi (Euv), una tecnologia fino a oggi considerata un'esclusiva dell'olandese Asml, con il potenziale di modificare gli equilibri competitivi globali in un comparto altamente strategico.
Le Borse europee si preparano a un avvio debole
In scia alla chiusura negativa di Wall Street e al crollo dei mercati asiatici, le Borse europee si preparano a un avvio debole, con i future sull'Euro Stoxx 50 che si mantengono sostanzialmente piatti e gli investitori che guardano con attenzione all'andamento del comparto tecnologico e alle dinamiche dei rendimenti obbligazionari.
Il sell-off dei semiconduttori ha messo sotto pressione anche i titoli europei del settore, come Stmicroelectronics e Prysmian a Piazza Affari, con il clima di avversione al rischio che si estende a tutti i listini del Vecchio Continente, già provati dai timori legati all'inflazione e alle prospettive di politica monetaria.
Gli operatori seguiranno con attenzione i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve, attesi nel corso della giornata, per cercare indicazioni su come i responsabili della politica monetaria valutino la persistenza dell'inflazione e le prospettive di un ulteriore inasprimento, mentre il comparto obbligazionario resta sotto pressione con il rendimento del Treasury a 30 anni al 5,3371%, il livello più alto dal 2007.
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