Borse asiatiche contrastate, yen in risalto e petrolio in calo: Tokyo e Seul pagano lo scotto dell'intervento Usa-Giappone
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Redazione Economia
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La seduta asiatica si è chiusa con un quadro decisamente misto, dove le perdite di Tokyo e Seul hanno catturato l'attenzione degli operatori, in un contesto segnato dal duplice effetto di un intervento monetario coordinato tra Stati Uniti e Giappone e da un generale riposizionamento sui comparti più esposti al rischio tecnologico ed energetico.
A muovere i fili della giornata è stata infatti la decisione, annunciata dal presidente americano Donald Trump, di acquistare yen giapponesi per la prima volta in oltre dieci anni, un'operazione definita dallo stesso Trump come un "segnale di amicizia" nei confronti di Tokyo, finalizzata a sostenere una valuta nipponica che nelle scorse settimane aveva toccato minimi storici di quarant'anni rispetto al biglietto verde.
L'intervento congiunto e il rimbalzo dello yen
L'operazione di sostegno alla divisa giapponese, condotta in modo raro e coordinato tra Washington e Tokyo, ha rappresentato il vero spartiacque della giornata, contribuendo a raffreddare la volatilità sui cambi e a innescare un riallineamento delle posizioni sui mercati azionari dell'area.
Se da un lato l'iniezione di fiducia ha favorito un atteggiamento positivo sui future degli indici americani ed europei, con gli scambi che hanno aperto il mese di agosto in territorio rialzista, dall'altro lato l'apprezzamento dello yen ha finito per penalizzare in modo significativo i listini giapponesi, tradizionalmente sensibili alle fluttuazioni del tasso di cambio per via dell'elevata esposizione delle sue aziende esportatrici.
Il biglietto verde, di contro, ha mostrato segni di debolezza anche nei confronti di altre valute regionali, influenzando le dinamiche dell'euro contro la divisa nipponica e, più in generale, gli scambi della moneta unica nei confronti del renminbi cinese e del dollaro di Hong Kong, in un panorama valutario che resta comunque in evoluzione.
Tokyo e Seul in rosso, gli altri listini asiatici reggono
Alla Borsa di Tokyo, il sell-off è stato ampio e generalizzato: l'indice Nikkei 225 ha chiuso in calo del 2,28% a quota 62.892,66 punti, mentre il più ampio indice Topix ha registrato una flessione ancora più marcata, pari al 2,7%, a testimonianza di un malessere che ha colpito trasversalmente sia i titoli tecnologici che quelli industriali.
Analoga sorte è toccata al Kospi sudcoreano, che dopo aver messo a segno un rally record nelle sedute precedenti ha subito un deciso ritracciamento, allineandosi alla correzione di Tokyo e scontando anch'esso le prese di beneficio su un comparto tecnologico che fino a poco tempo fa aveva trainato gli indici al rialzo.
Il resto della regione, invece, ha mostrato una tenuta migliore, con gli altri mercati asiatici che hanno contenuto le perdite o addirittura virato in lieve positivo, sostenuti dalla minore esposizione diretta alle oscillazioni dello yen e da una certa resilienza dei settori domestici.
A pesare sul sentiment generale ha contribuito anche il ribasso dei prezzi del petrolio, scesi dopo l'annuncio di Trump riguardante la cancellazione di un attacco pianificato contro l'Iran, una mossa che ha ridotto le tensioni sul fronte energetico e compresso le quotazioni delle materie prime, con conseguenze dirette sui titoli del comparto oil e sulle valute dei paesi esportatori.
Reazioni sui mercati valutari e obbligazionari
La mossa coordinata ha avuto immediati riverberi anche sul fronte obbligazionario, dove l'attenzione si è concentrata sul differenziale di rendimento tra il titolo di Stato decennale giapponese e il corrispondente titolo cinese, in un momento in cui le politiche monetarie delle due principali economie asiatiche continuano a seguire traiettorie divergenti.
Lo yen, rafforzandosi, ha modificato le aspettative degli investitori sulla futura traiettoria dei tassi di interesse nipponici, mentre sul versante cinese la stabilità del renminbi è rimasta al centro delle preoccupazioni delle autorità di Pechino, che vigilano con attenzione sull'andamento dell'euro contro la valuta cinese e sul cross con il dollaro di Hong Kong, quest'ultimo utilizzato come barometro dei flussi finanziari verso la Cina continentale.
Nel complesso, l'intervento Usa-Giappone è stato accolto come un elemento in grado di ridurre l'incertezza sui mercati dei cambi, anche se le ripercussioni sulle borse asiatiche sono state differenziate: se da una parte Tokyo e Seul hanno pagato il prezzo più alto in termini di vendite, dall'altra l'operazione ha fornito un sostegno psicologico agli investitori occidentali, che hanno visto nei future americani ed europei un segnale di stabilizzazione dopo le turbolenze valutarie delle ultime settimane.
Agosto si apre quindi con un quadro complesso, dove le forze contrarie tra il rafforzamento dello yen e il calo delle materie prime energetiche disegnano scenari di breve termine ancora tutti da interpretare, in attesa che gli effetti dell'operazione congiunta si sedimentino nelle aspettative di mercato.
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