L'asse USA-Giappone si muove sul Forex, intervento storico per sostenere lo yen

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per la prima volta in oltre dieci anni, gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente sul mercato dei cambi per acquistare yen giapponesi, un'operazione che il presidente americano Donald Trump ha definito senza mezzi termini un "segnale di amicizia" nei confronti di Tokyo. La mossa, concordata e realizzata in maniera congiunta tra Washington e il Giappone, ha l'obiettivo dichiarato di sostenere una valuta nipponica che nelle scorse settimane aveva toccato livelli drammatici, segnando il minimo degli ultimi quarant'anni rispetto al biglietto verde.

Un'azione tanto rara quanto significativa, che ha subito riverberato sui mercati finanziari globali, generando un effetto a catena tra i principali listini asiatici e non solo.

Il crollo dello yen e la risposta coordinata

La valuta giapponese aveva raggiunto un picco di debolezza toccando quota 164 yen per dollaro nella scorsa settimana, un valore che aveva acceso più di un campanello d'allarme tra gli operatori e le istituzioni finanziarie. Di fronte a un deprezzamento così marcato, che rischiava di alimentare l'inflazione importata e di minare la stabilità economica del paese, il governo giapponese ha cercato l'alleato americano per un intervento senza precedenti.

L'operazione congiunta ha permesso di riportare il cambio a 156,68, una cifra che, seppur lontana dai picchi peggiori, si mantiene ancora al di sopra della soglia di 155,2 registrata immediatamente dopo la conferma dell'acquisto di yen, a testimonianza di una volatilità che non si è del tutto placata.

L'impatto sui mercati azionari asiatici

Se da un lato l'intervento ha avuto l'effetto desiderato sul fronte valutario, frenando la caduta libera dello yen, dall'altro ha contribuito a innescare una seduta di forti vendite sui principali listini asiatici. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un netto arretramento, con l'indice Nikkei 225 che ha ceduto il 2,28% portandosi a 62.892,66 punti, mentre il più ampio indice Topix ha registrato una flessione ancora più decisa, pari al 2,7%.

Una correzione che non ha risparmiato nemmeno il Kospi sudcoreano, anch'esso in ribasso dopo il rally record che lo aveva caratterizzato nelle sedute precedenti, in un quadro di riassetto generale guidato proprio dalle mosse sul Forex e dalle prese di beneficio sul comparto tecnologico, penalizzato anche dal calo delle materie prime energetiche.

La reazione positiva di Wall Street e delle borse europee

Un quadro completamente diverso, invece, si è delineato all'apertura dei mercati occidentali. L'intervento congiunto a difesa dello yen ha infatti contribuito a rasserenare gli animi degli investitori, raffreddando la volatilità sui cambi e offrendo un cuscinetto di stabilità che i mercati azionari hanno accolto con favore. I future degli indici americani hanno viaggiato in territorio positivo nella prima seduta di agosto, così come i listini europei, che hanno beneficiato di un clima di maggiore distensione.

Se il mondo delle criptovalute, con Bitcoin in testa, ha continuato a deludere le aspettative perdendo ulteriore terreno, la borsa tradizionale ha invece festeggiato la decisione di Washington e Tokyo, interpretandola come un segnale di attenzione verso gli squilibri monetari che negli ultimi tempi avevano alimentato l'incertezza.

Le motivazioni politiche dietro la mossa del Tesoro americano

La decisione degli Stati Uniti di acquistare yen per la prima volta dal 2011, anno del devastante terremoto e tsunami che aveva sconvolto il Giappone, assume quindi una valenza che va oltre il mero calcolo economico. L'amministrazione Trump ha voluto sottolineare il carattere politico dell'operazione, definendola appunto un gesto di amicizia verso un alleato storico in un momento di particolare fragilità per la sua moneta.

Una mossa che conferma la stretta cooperazione tra le due sponde del Pacifico, ma che al tempo stesso pone interrogativi sulla tenuta del sistema valutario internazionale e sulle possibili ripercussioni future, in un contesto globale già segnato da profonde divisioni e da una competizione economica sempre più accesa tra le potenze mondiali.

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