Scossa di magnitudo 3.3 ai Campi Flegrei, concluso lo sciame sismico
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Redazione Interno
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Una scossa di terremoto, che è stata valutata di magnitudo 3.3, ha interessato l'area dei Campi Flegrei nella tarda serata del 25 novembre, precisamente alle 23:20, un evento tellurico il cui epicentro è stato localizzato nell'area della Solfatara e il cui ipocentro è stato calcolato a circa 2,7 chilometri di profondità. Il movimento, registrato con precisione dalle strumentazioni dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si inserisce in un quadro di attività sismica che, ormai da diverse settimane, caratterizza questa zona vulcanica, generando una percezione nitida del fenomeno tra gli abitanti di Pozzuoli, di Agnano, di Bagnoli e di altri quartieri occidentali di Napoli, i quali hanno riferito di aver avvertito distintamente la vibrazione, sebbene non siano pervenute richieste d'intervento ai vigili del fuoco a seguito dell'accaduto.
La sequenza sismica della notte
Quella di magnitudo 3.3 non è stata un'isolata manifestazione di forza, bensì l'evento più significativo all'interno di un più ampio sciame sismico, il quale ha avuto inizio poco prima, alle 23:09, e che è stato composto, secondo le analisi preliminari, da un totale di trentuno terremoti, tutti localizzati dagli esperti, ciascuno dei quali con una magnitudo uguale o superiore a zero. L'Osservatorio Vesuviano, che costantemente monitora l'evolversi della situazione, ha potuto comunicare ufficialmente all'Amministrazione Comunale di Pozzuoli la conclusione di questa specifica sequenza, ponendo così un punto temporaneo su un episodio che, seppur di intensità moderata, ha destato apprensione in una popolazione già abituata a convivere con il "respiro" del supervulcano.
Il contesto degli eventi recenti
Solo pochi giorni prima, precisamente nel pomeriggio di sabato 22 novembre, la stessa area era stata interessata da altre due distinte scosse di forte intensità, le quali si sono verificate a distanza di pochi secondi l'una dall'altra; la prima di queste, stando ai dati diffusi dall'Ingv, aveva raggiunto una magnitudo di 3.0, con un ipocentro localizzato a soli due chilometri di profondità nella zona flegrea. La percezione del fenomeno non era sfuggita neppure a chi, in quel momento, si trovava allo stadio per assistere all'incontro di calcio, un dettaglio che sottolinea quanto la sismicità di fondo, in questa particolare regione, faccia ormai parte del quotidiano e possa influenzare anche eventi di grande richiamo e affluenza di pubblico.
Monitoraggio e dinamica del supervulcano
La frequenza di questi episodi, che qualcuno teme possa preludere a sviluppi più significativi, viene invece interpretata dalla scienza come la normale espressione della dinamica di un'area vulcanica attiva e complessa come quella flegrea, dove il fenomeno del bradisismo, con il suo lento e inesorabile sollevamento del suolo, produce inevitabilmente un accumulo di stress meccanico nella crosta terrestre, il quale trova poi sfogo attraverso queste sequenze sismiche. Il rigore del monitoraggio scientifico, che non lascia nulla al caso, rappresenta l'unico strumento per comprendere a fondo i meccanismi che governano il supervulcano, offrendo alla protezione civile gli elementi necessari per valutare qualsiasi scenario, per quanto remoto, e per pianificare le opportune misure di sicurezza a tutela della popolazione residente in quelle che sono, a tutti gli effetti, delle zone ad alta vulnerabilità.




