Leone XIV e il peso delle guerre: «Non posso essere a favore della guerra, la foto di quel bambino ucciso me la porto sempre dietro»
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Redazione Esteri
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Reduce da undici giorni in Africa – un viaggio che lo ha portato in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, terre ricche di materie prime ma segnate da una povertà che il Papa non ha esitato a definire “schiacciante” –, Leone XIV ha scelto l’aereo che lo riportava a Roma per rispondere, a muso duro, alle critiche del presidente americano Donald Trump e per dettare la linea etica del suo pontificato in materia di conflitti armati. «Come pastore, non posso essere a favore della guerra», ha ribadito il Pontefice, respingendo al mittente le accuse di debolezza nella politica estera che gli erano state rivolte dalla Casa Bianca nei giorni scorsi. La sua posizione, lungi dall’essere un cedimento tattico, si fonda su due storie concrete che hanno segnato profondamente il suo animo: la sorte dei bambini iraniani, colpiti a scuola durante il primo giorno degli attacchi israelo-americani, e il dramma di un piccolo libanese che lo aspettava sventolando un cartello di “benvenuto” durante la sua visita dello scorso dicembre e che ora, come ha confessato con voce ferma, non c’è più sotto le macerie.
Tra il bambino libanese e le lettere da Teheran
Le parole del Papa, pronunciate a bordo del volo di rientro, hanno assunto i contorni di una testimonianza diretta più che di una semplice omelia. «Porto con me la foto di quel bambino musulmano» ha confessato Leone XIV, riferendosi all’incontro mancato in Libano. Un’immagine, quella del cartello estemporaneo di benvenuto, che ora fa da contraltare alla consapevolezza di un’uccisione avvenuta nel silenzio assordante delle polemiche belliche. Se quella vicenda personale lo interroga come uomo, la carneficina di bambini iraniani – «erano a scuola», ha ricordato – lo interroga invece come guida morale universale: il Pontefice ha rivelato di aver ricevuto e letto le lettere di quelle famiglie, madri e padri che hanno perso i figli nel più classico degli atti di guerra, quello che non fa distinzione tra combattenti e civili.
Il metodo del silenzio e il caso delle benedizioni gay
In un contesto geopolitico segnato dalla crisi nello **stretto di Hormuz** e dalle incertezze sul futuro del regime iraniano – dove, ha osservato, non è chiaro nemmeno «chi dice sì e chi dice no» nei negoziati –, Leone XIV ha riaffermato la strategia vaticana del dialogo con tutti, inclusi i regimi definiti autocratici. «Manteniamo relazioni diplomatiche – ha chiarito – per promuovere la giustizia e le cause umanitarie, senza fare grandi proclami». Un approccio, questo, che non ha impedito al Papa di condannare fermamente la pena di morte e le esecuzioni capitali a Teheran. Sul versante interno alla Chiesa, poi, ha ribadito la sua «contrarietà» alla benedizione formalizzata delle coppie omosessuali, chiudendo di fatto la strada alle aperture tentate dai vescovi tedeschi: un no che non significa esclusione, ha precisato, ma che intende evitare «divisioni» ruotanti attorno alla morale sessuale, mentre esistono questioni più gravi come la giustizia e la libertà.
Migranti, risorse africane e l’eredità di Francesco
«Cosa fa il Nord del mondo per il Sud del mondo?» è stata la domanda retorica con cui il Pontefice ha aperto il confronto coi giornalisti, spostando l’attenzione sulla dimensione economica della pace. L’Africa, ha detto, viene ancora vista come un «serbatoio di risorse naturali» da depredare, e finché questa logica estrattiva prevarrà – così come l’assenza di investimenti reali delle multinazionali – i flussi migratori resteranno inarrestabili. E sui migranti, Leone XIV è stato lapidario: «vanno trattati con umanità, non peggio degli animali». Nessuna concessione, infine, al politicamente corretto: il Papa ha preso le distanze dall’attivismo di chi vorrebbe una Chiesa piegata alle mode del momento, rivendicando un’aderenza sostanziale al magistero di Papa Francesco, ma senza gli slanci performativi che avevano caratterizzato il decennio precedente. La sua, insomma, è la fotografia di un cristianesimo che non fa sconti al realismo del potere, ma che nemmeno si nasconde dietro a formalismi sterili quando la carne innocente – quella dei bambini, dei migranti, dei poveri – viene calpestata.
Meta Description: Papa Leone XIV condanna la guerra sul volo dall’Africa, ricorda il bambino libanese ucciso e frena sulle benedizioni gay. Migranti e critiche a Trump.




