Leone XIV: una Chiesa «missionaria» per guarire il mondo ferito dalle guerre
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Redazione Interno
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«Serve una Chiesa missionaria per guarire il nostro mondo, così pieno di tensioni, conflitti e guerre». Con questa esortazione, pronunciata stamane durante l’udienza nella Sala Clementina, Papa Leone XIV ha ricevuto i partecipanti all’Assemblea Generale delle Pontificie Opere Missionarie (POM), convenuti a Roma da oltre 130 paesi per la loro sessione annuale di lavoro e discernimento.
Il Pontefice, nell’evidenziare l’urgenza di un impegno evangelizzatore rinnovato, ha voluto sottolineare come il servizio reso da questa rete mondiale – posta a servizio del Santo Padre per sostenere le giovani Chiese attraverso la preghiera e la carità – sia «inestimabile» nell’annunciare Cristo, Principe della Pace. Di fronte a uno scenario internazionale segnato da ferite profonde e divisioni, la riflessione del Papa si è concentrata sulla necessità di coltivare una spiritualità missionaria più intensa, lontana da ogni tentazione di autoreferenzialità.
Le quattro opere e il loro «servizio essenziale»
Le Pontificie Opere Missionarie, affidate al Dicastero per l’Evangelizzazione (Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari), rappresentano uno strumento concreto per rendere visibile il volto universale della Chiesa. Esse, nate dalla creatività carismatica di laici come Pauline Jaricot – la quale nel lontano 1822 fondò l’Associazione della Propagazione della Fede – sono quattro realtà distinte ma complementari.
La Pontificia Opera della Propagazione della Fede fornisce aiuti a programmi pastorali e catechistici; l’Opera dell’Infanzia Missionaria si occupa della protezione e della formazione cristiana dei più piccoli; l’Opera di San Pietro Apostolo sostiene le vocazioni autoctone; e infine la Pontificia Unione Missionaria, definita da san Paolo VI come l’«anima» delle altre, è dedicata a formare sacerdoti, religiosi e l’intero popolo di Dio allo spirito missionario.
Papa Leone XIV, nel riassumere il loro operato, le ha definite essenziali per l’importante compito dell’evangelizzazione, ricordando che senza questo sostegno materiale e spirituale molte realtà ecclesiali nei territori di missione faticherebbero a sopravvivere.
L’esempio di Fulton Sheen, «un faro» mediatico
Nel corso del discorso, tenuto in inglese per l’occasione, il Pontefice ha voluto richiamare l’attenzione su una figura destinata a diventare presto beata: l’arcivescovo Fulton J. Sheen. «È stato un faro di fede, speranza e amore che per decenni ha brillato attraverso i mezzi radiofonici e televisivi», ha dichiarato il Papa, annunciando la prossima beatificazione dell’illustre direttore nazionale delle POM negli Stati Uniti, in programma il 24 settembre a St. Louis, nel Missouri.
Sheen, che diresse le Opere Missionarie dal 1950 al 1966, riuscì a raggiungere milioni di persone con la speranza del Vangelo, utilizzando i media come strumento di nuova evangelizzazione. Leone XIV ha auspicato che il nuovo beato possa diventare un esempio per tutti i direttori nazionali e diocesani, dimostrando come l’annuncio, se autentico, possa travalicare ogni barriera geografica e culturale. Proprio questa capacità di adattare il messaggio senza snaturarlo, tipica di Sheen, è stata indicata come una via da percorrere anche nella cosiddetta «nuova era missionaria».
Radici storiche e orizzonti presenti
L’udienza di questa mattina arriva al termine di una settimana di lavori per i direttori delle POM, riunitisi presso il Collegio Internazionale San Lorenzo di Brindisi. Non è un caso che l’incontro sia caduto nell’anno del centenario dell’istituzione della Giornata Missionaria Mondiale, voluta da Pio XI nel 1926, e del centodieci anni dalla fondazione dell’Unione Missionaria ad opera del beato Paolo Manna.
Nel richiamare queste ricorrenze, Leone XIV ha voluto sottolineare la continuità di un impegno che, pur mutando nelle forme – passando dalle lettere dei missionari pubblicate sugli Annales dell’800 fino alle odierne trasmissioni televisive – non ha mai smesso di battere il ritmo della carità.
La storia stessa delle Opere, ricorda chi scrive, è costellata da figure di straordinaria intensità spirituale: basti pensare a Pauline Jaricot, morta nel 1862 e proclamata Venerabile da Giovanni XXIII, la cui intuizione dei gruppi di preghiera a dieci (le famose «decine») gettò le basi per un movimento che conta oggi oltre cento direzioni nazionali.
L’appello del Papa, in definitiva, è stato quello di non ridurre mai la missione a mera burocrazia assistenziale, ma di viverla come una conversione continua, capace di guarire un mondo che, come ha ripetuto più volte negli ultimi mesi, sembra aver smarrito la via della riconciliazione.




