Il 2025, un anno di rottura: guerre, sommovimenti sociali e la nuova mappa del mondo
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Redazione Esteri
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Un susseguirsi serrato di eventi, molti dei quali tragici e violenti, ha segnato il 2025, delineando un panorama internazionale frantumato e una percezione diffusa di instabilità. L’anno, che si è configurato come un periodo di guerre, rivolte e speranze spesso tradite, ha visto le nuove generazioni, da quelle europee a quelle nordafricane e asiatiche, manifestare un profondo dissenso verso il futuro che era stato loro prospettato. Tra mille dubbi, proprio mentre vecchi equilibri si sfaldavano sotto i colpi di chi resisteva al cambiamento, ha iniziato a prendere forma, in modo ancora incerto, un nuovo ordine multipolare. Il quadro globale è apparso, dunque, frammentato ma coerente nella sua complessità, con una serie di accadimenti che hanno inciso in modo duraturo sugli assetti politici, sulle condizioni sociali di intere nazioni e sulla vulnerabilità ambientale, ormai sempre più evidente.
L’alfabeto degli avvenimenti, per quanto insufficiente a contenerne la portata, offre una traccia per ripercorrere i mesi trascorsi, dove un posto centrale è stato occupato dalla questione degli asset strategici, siano essi finanziari, energetici o tecnologici, al centro di contese internazionali spesso aspre. La cronaca, d’altronde, è stata costellata non solo da svolte epocali ma anche da fatti di cronaca nera che hanno occupato le pagine dei giornali e le inchieste della magistratura, i cui sviluppi giudiziari hanno rivelato reti criminali e dinamiche di potere opache, richiamando l’attenzione su questioni di giustizia e legalità.
In ambito internazionale, l’evento che ha impresso una svolta decisiva è stato senza dubbio l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, avvenuto il 20 gennaio. La sua presidenza, annunciata con la promessa di un’“età dell’oro”, ha immediatamente ribaltato priorità e alleanze, segnando la fine del Green New Deal, dichiarando l’emergenza al confine meridionale e rilanciando ambizioni spaziali. La sua azione ha dominato la scena mondiale, riaccendendo le cosiddette guerre dei dazi e ridisegnando l’approccio statunitense a conflitti cruciali come quello in Ucraina e alle tensioni in Medio Oriente, contribuendo ad accelerare quella transizione verso un mondo multipolare di cui si avvertono i primi, contraddittori segni.




