Dieci articoli per un anno spezzato: guerre, rivolte e l'alba di un mondo multipolare
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Redazione Esteri
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Il 2025, sepolto ormai sotto la polvere dei calendari strappati, si ostina a non passare in secondo piano, reclamando la sua natura di cerniera storica attraverso una serie di eventi la cui portata, a ben guardare, supera i confini dei singoli mesi in cui sono accaduti. È stato un anno che ha mostrato, senza più veli, la profonda frattura tra generazioni, le quali, dall’Italia al Nordafrica fino all’Asia, hanno manifestato un disagio palpabile verso un futuro percepito non come promessa ma come imposizione, un disegno precostituito dal quale ci si sente estranei. Questa tensione, che spesso ha trovato sfogo in rivolte e proteste di piazza, è stata la colonna sonora di un cambiamento più ampio e strutturale, quello della lenta, faticosa e spesso violenta transizione verso un mondo multipolare. Un processo che avanza, non senza intoppi, tra i rigurgiti di chi quel predominio non intende cederlo, mentre nuovi attori si fanno spazio sulla scena globale in un quadro di mille dubbi e incertezze.
Il ritmo serrato della storia
A caratterizzare l’anno, in effetti, è stata soprattutto la successione ravvicinata di accadimenti che hanno inciso, a volte in modo indelebile, sugli equilibri politici internazionali e sulle condizioni sociali di interi Paesi, senza trascurare la crescente percezione di una vulnerabilità ambientale divenuta ormai cronica. Tra elezioni dai risultati destabilizzanti, come quella che ha riconfermato alla Casa Bianca Donald Trump, conflitti aperti che hanno continuato a mietere vittime, e catastrofi naturali di portata estrema, il mosaico che ne è emerso appare frammentato, eppure possiede una sua cupa coerenza nella complessità. Una complessità che rende necessario, per districarsi, riavvolgere il nastro mese per mese, come hanno fatto diverse testate, provando a dare un ordine al caos narrativo dell’anno.
La memoria sonora e l'alfabeto dei fatti
Proprio per contrastare la labilità del ricordo collettivo, che tende a relegare anche gli avvenimenti più cruciali in un angolo remoto della coscienza pubblica, si sono moltiplicate le iniziative per fissare la cronaca. Il podcast “MoreNews 2025”, ad esempio, dopo il successo delle edizioni precedenti con milioni di ascolti, si è proposto come uno strumento audio per ricordare “tante cose che si dimenticano troppo in fretta”, offrendo una narrazione sequenziale dei fatti. Parallelamente, altre testate hanno scelto una chiave più concettuale, provando a racchiudere l’intero anno in un alfabeto tematico. Un tentativo ambizioso, che parte dalla A di “Asset” – siano essi finanziari, congelati come nel caso di quelli russi in Occidente, o strategici – per passare in rassegna, lettera dopo lettera, i fatti, i Paesi e le persone che hanno segnato il 2025, nella consapevolezza che ventisei caratteri non bastano, ma possono essere un inizio per comprendere.
Lo sguardo oltre la cronaca nera
Tra le pieghe di questi grandi racconti, non sono mancati gli episodi di cronaca nera che, seppur trattati con il dovuto rispetto e senza scadere nel macabro o nell’esplicito, hanno tenuto desta l’attenzione dell’opinione pubblica sulle indagini in corso e sugli sviluppi giudiziari. Questi fatti, sebbene appartengano a una sfera più circoscritta, contribuiscono a loro modo a dipingere il clima di un’epoca, mostrandone le tensioni e le fratture sociali più profonde. Il quadro generale che ne risulta, quindi, non è affatto statico, ma dinamico e carico di implicazioni: un anno che ha spezzato molti degli schemi preesistenti, lasciando in eredità un panorama internazionale più fluido e conflittuale, dove le vecchie certezze vacillano e le nuove sono ancora tutte da definire, mentre le giovani generazioni reclamano un ruolo che sentono di essersi visto negare.




