Trump e il nuovo mondo: le ombre del 2025 su democrazia e equilibri globali
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Redazione Esteri
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L'anno che si è chiuso ha impresso una svolta, spesso brutale, al corso degli eventi mondiali, dipingendo un quadro i cui contorni, definiti da guerre, rivolte e un diffuso senso di incertezza, appaiono volutamente sfocati dai nuovi centri di potere. Un mondo multipolare, i cui assetti hanno iniziato a delinearsi proprio mentre i rigurgiti di violenza di chi deteneva l'egemonia tentavano di impedirne l'ascesa, ha trovato la sua espressione più controversa nella riconquista della Casa Bianca da parte di Donald Trump. L'insediamento di gennaio, che seguiva anni di tensioni istituzionali e di una sistematica erosione del dibattito pubblico attraverso la diffusione di narrazioni alterate, ha segnato l'inizio di un periodo di profonda instabilità per gli equilibri democratici, non solo negli Stati Uniti ma su scala planetaria.
L'impronta di un'annata storica
La presidenza Trump, inaugurata tra promesse di un'"età dell'oro" domestica e la radicale cancellazione di politiche climatiche come il Green New Deal, si è rivelata sin dai primi atti un fattore di accelerazione dei conflitti e di inasprimento delle rivalità commerciali. La retorica, abbandonata ogni finzione di promozione democratica per nutrire esclusivamente l'ego del leader, ha legittimato una condotta internazionale improntata all'unilateralismo più spinto, i cui effetti si sono riverberati dai teatri di guerra in Ucraina e Medio Oriente fino alle borse delle materie prime. Quel che ne è scaturito è stato un anno carico di orrori e di tensioni, dove il terrore è stato sparso a piene mani e i bombardamenti indiscriminati sono tornati a essere, in certe regioni, una tragica normalità.
Una società in fibrillazione
Parallelamente, la scena globale è stata percorsa da un malessere profondo, generato da una gioventù – italiana, europea, nordafricana o asiatica che fosse – sempre più in disaccordo con il futuro che le è stato disegnato. Le rivolte, talvolta silenziose nelle forme dell'arte e della cultura, talaltra esplosive nelle piazze, hanno rappresentato il contraltare necessario a un potere percepito come distante e autoritario. L'arte stessa, attraverso immagini iconiche che hanno fatto il giorno del mondo, ha provato a catturare lo spirito di un'epoca sospesa tra speranze infrante e germogli appena nati, testimoniando una resilienza che fatica a trovare risposte nelle stanze dei bottoni.
Cronache di un panorama frammentato
La successione ravvicinata di eventi estremi, che ha spaziato dalle catastrofi naturali – segno tangibile di una vulnerabilità ambientale troppo a lungo ignorata – agli sconvolgimenti istituzionali, ha mostrato un panorama frammentato ma coerente nella sua complessità. Ogni mese ha aggiunto un tassello a questo mosaico, dalla ridefinizione delle alleanze internazionali sotto la spinta dei dazi alle crisi umanitarie dimenticate dai riflettori della politica. Anche la cronaca nera, affrontata con il necessario rispetto per le vittime e concentrandosi sugli sviluppi delle inchieste giudiziarie, ha riflesso le fratture di società sotto pressione, dove la ricerca della verità procede spesso a fatica, ostacolata da narrative confliggenti e da interessi consolidati.




