Guerre e ordine spezzato: l'era del confronto diretto tra potenze

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La scena internazionale, dopo un cinque anni di crisi culminati con l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, sembra aver scartato ogni orpello multilateralista per approdare a una forma spoglia e cruda di realpolitik, dove a contare è soltanto il peso specifico di chi negozia. L'architettura creata nel secondo dopoguerra, che qualcuno dava per definitiva, mostra crepe irreparabili, mentre si assiste a un fenomeno di ritorno allo Stato come attore primario, quasi a smentire quelle teorie che, per decenni, avevano annunciato il superamento dei confini nazionali. Il risultato, per molti versi, è un mondo più pericoloso, dove la competizione strategica tra grandi attori avviene senza la mediazione, spesso rassicurante, degli organismi internazionali, i quali appaiono sempre più marginali e inefficaci.

La fine delle illusioni e il mito dei mediatori

In questo contesto, anche le speranze riposte in mediatori esterni per risolvere conflitti locali si rivelano spesso illusorie, alimentate più da una certa confusione analitica che da una valutazione realistica degli interessi in gioco. La guerra in Ucraina, per citare il caso più evidente, viene talvolta indicata come un possibile terreno per un intervento pacificatore di Pechino, ma un'analisi spassionata dei fatti dimostra che si tratta di un'ipotesi priva di fondamento. La Cina, così come altre potenze emergenti, trae vantaggio dalla divisione e dall'indebolimento dell'Occidente, concentrandosi piuttosto nel consolidare la propria sfera d'influenza, il che la rende parte in causa della competizione globale più che un arbitro neutrale. Del resto, la pratica diplomatica dell'amministrazione Trump, che privilegia il negoziato diretto e bilaterale, ha ulteriormente sdoganato questa logica, relegando le istituzioni multilaterali a mere comprimarie.

L'escalation come regola e il moltiplicarsi dei fronti

Il principio che sembra governare questa fase storica non è più la ricerca di un equilibrio stabile, bensì una dinamica di escalation quasi costante, dove la minaccia militare riacquista un ruolo centrale dopo anni in cui si era scommesso sul primato degli strumenti civili ed economici. Questo spostamento penalizza inevitabilmente quei soggetti, come l'Unione Europea, che avevano costruito la propria identità e il proprio potere proprio su quelle risorse, trovandosi ora in una posizione di relativa debolezza. La rimilitarizzazione delle relazioni, d'altronde, non è un fenomeno confinato ai teatri di guerra più noti, poiché, come ricordano le cronache, decine di conflitti minori – dalle faide locali alle aggressioni su base religiosa – continuano a insanguinare il pianeta, spesso alimentati dalla volontà di pochi di prevalere sulle maggioranze. Anche la cronaca nera, con le sue inchieste su traffici illeciti che alimentano le violenze, riflette questa deriva verso una competizione senza regole.

La ridistribuzione del potere e la sfiducia sistemica

Alla base di questa trasformazione epocale vi è una radicale ridistribuzione di potere e prestigio a livello globale, un processo tuttora in corso che acuisce la sensibilità di ogni attore verso i vantaggi relativi e diminuisce, in maniera proporzionale, la disponibilità a fare concessioni reciproche. Il timore di essere ingannati dall'avversario diventa un fattore dominante, portando a un circolo vizioso di diffidenza e azioni preventive. In tale clima, la stessa nozione di un ordine condiviso diventa un ricordo lontano, sostituita dalla percezione di un sistema frammentato, dove ogni Stato è chiamato a badare primariamente a se stesso. È in questo vuoto di fiducia e di architetture di sicurezza comuni che la politica di potenza ritrova il suo spazio, dimostrando come il periodo di relativa stabilità post-1989 sia stato, forse, solo una parentesi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.