La scomparsa annunciata dei computer low-cost: Gartner prevede l'obsolescenza del segmento sotto i 500 euro entro il 2028, tra la fame di memorie dell'intelligenza artificiale e i rincari delle materie prime

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’accesso all’informatica di base, quella che per anni ha permesso a studenti, famiglie e piccoli professionisti di dotarsi di un dispositivo funzionante senza gravare sul bilancio domestico, potrebbe essere destinato a diventare un ricordo. Secondo un’analisi approfondita pubblicata dalla società di ricerche Gartner, il segmento dei personal computer di fascia entry-level, convenzionalmente identificato con una soglia di prezzo inferiore ai 500 dollari – equivalenti a circa 500 euro –, è a forte rischio estinzione entro la fine del decennio. Il rapporto, intitolato Entry-Level PCs Face Obsolescence, delinea uno scenario strutturale in cui la combinazione di fattori produttivi e di mercato renderà semplicemente antieconomico per i produttori realizzare macchine a basso costo. A guidare questa trasformazione epocale, spiegano gli analisti, non è tanto una crisi classica di sovrapproduzione, quanto piuttosto la fame insaziabile di componenti da parte dell'intelligenza artificiale: la domanda spropositata di chip di memoria e larghezza di banda da parte dei data center delle big tech sta risucchiando l’offerta, facendo schizzare i prezzi alle stelle e lasciando sempre meno spazio per l’elettronica consumer tradizionale.

L’escalation dei costi di DRAM e SSD: un rincaro che ridisegna i listini

Il cuore del problema risiede nell’impennata senza precedenti dei prezzi delle memorie, componenti cruciali in qualsiasi dispositivo. Le stime di Gartner parlano chiaro: entro la fine del 2026, il costo combinato di DRAM, la memoria volatile che determina la capacità di multitasking, e di SSD, lo spazio di archiviazione ormai onnipresente, potrebbe subire un incremento complessivo che tocca punte del 130%. Per comprendere l’impatto concreto sui bilanci delle aziende produttrici, basterà considerare che il peso della sola memoria DRAM nel conto economico di un computer, la cosiddetta *bill of materials* (BOM), è passato da una media del 16% nel 2025 a ben il 23% previsto per quest’anno. Questa morsa finanziaria rende impossibile per i marchi assorbire i maggiori costi senza ritoccare i prezzi finali: si prevede che i PC rincareranno in media del 17% rispetto al 2025, mentre per gli smartphone si parla di un +13%. La reazione a catena non si ferma qui, perché i produttori, di fronte a margini di guadagno azzerati sui modelli più economici, stanno già riorientando la loro strategia, privilegiando la redditività delle fasce alte e accettando di fatto un calo dei volumi di vendita pur di non operare in perdita nel settore low-cost. Ranjit Atwal, senior director analyst di Gartner, ha sottolineato come ci troviamo di fronte alla contrazione più rapida delle spedizioni di dispositivi registrata nell'ultimo decennio, un fenomeno che spingerà i consumatori a rimandare l'acquisto e ad allungare i cicli di vita dei dispositivi attuali.

L’intelligenza artificiale come catalizzatore della crisi e il paradosso dei PC potenziati

La causa primaria di questa tempesta perfetta è da ricercarsi nella corsa all’oro dell’intelligenza artificiale generativa. I monumentali investimenti delle grandi ration tecnologiche, a partire dagli Stati Uniti dove l’amministrazione del presidente Trump sta spingendo per una sovranità tecnologica, si concentrano sulla costruzione di data center sempre più potenti, divoratori di chip di memoria e di fibra ottica. La produzione di DRAM ad alte prestazioni per server e acceleratori AI è divenuta talmente prioritaria da saturare le linee produttive dei colossi come Samsung e SK hynix, riducendo la capacità destinata ai dispositivi di largo consumo. Non è solo una questione di quantità, ma anche di destinazione d’uso: la stessa spinta verso i cosiddetti "AI PC", computer dotati di unità di elaborazione neurale (NPU) per eseguire compiti di intelligenza artificiale in locale, richiede per forza di cose quantitativi di memoria superiori agli standard. Basti pensare che Microsoft, per la sua piattaforma Copilot+, suggerisce o richiede configurazioni minime di 16 gigabyte di RAM, una specifica che automaticamente esclude un device dalla fascia più bassa di prezzo. Si viene così a creare un paradosso: da un lato l’AI rende più costosi i componenti di base, dall’altro i PC progettati specificamente per l'AI, che dovrebbero diventare il nuovo traino del mercato, restano ancorati a listini elevati, ritardando la loro diffusione di massa e la conquista di quote di mercato significative almeno fino al 2028.

Le conseguenze sull’utente finale e la ristrutturazione dell’industria

Se da un lato la produzione si concentrerà su modelli più costosi e performanti, dall’altro i riflessi per l’utente medio, e in particolare per le fasce di popolazione a basso reddito, saranno tangibili e potenzialmente divisivi. La possibilità di acquistare un computer nuovo a un prezzo contenuto, magari per sostituire un vecchio portatile ormai lento o per il primo ingresso all’università di un figlio, si ridurrà drasticamente. La conseguenza logica, già prevista dagli analisti, sarà l’ulteriore estensione del ciclo di vita dei dispositivi: si stima che la durata media di un PC in ambito consumer possa allungarsi del 20% entro fine anno, un dato che porta con sé problematiche non banali legate alla sicurezza informatica e alla gestione di software obsoleti, specie con la scadenza del supporto esteso per sistemi operativi come Windows 10 ormai alle porte. L’industria, nel frattempo, sta già vivendo scossoni importanti: si segnalano difficoltà di approvvigionamento per componentistica che va dalle memorie NAND per gli SSD, con aumenti che hanno toccato picchi del 100% sui contratti di fornitura, fino alla fibra ottica, resa improvvisamente introvabile anche a causa della domanda bellica legata al conflitto in Ucraina. È un effetto domino in cui la domanda di tecnologia per l’intelligenza artificiale finisce per cannibalizzare le risorse destinate ad altri settori, dall’automotive alle telecomunicazioni, lasciando presagire un futuro in cui l’accesso al nuovo hardware sarà un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare un prezzo sempre più alto.

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