Jakub Jankto, l'addio al calcio: "Vivo con il mio compagno, ora alleno mio figlio"
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Redazione Sport
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Jakub Jankto, che a ventinove anni ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, delinea i contorni di un'esistenza profondamente mutata, lontana dai riflettori del calcio professionistico ma finalmente autentica. L'ex centrocampista, il cui nome è legato a squadre come Udinese, Sampdoria e Cagliari, ha scelto di interrompere la carriera a causa di un persistente infortunio alla caviglia e, soprattutto, per dedicarsi al figlio di sei anni che risiede a Praga. In un'intervista, Jankto ha ripercorso le tappe di una scelta maturata nel tempo, sottolineando come la priorità assoluta sia ora la famiglia che ha costruito, vivendo apertamente con il proprio compagno.
L'omofobia e il mondo del calcio
Riguardo al delicato tema dell'omosessualità nel mondo del pallone, le sue parole offrono una prospettiva inedita e per certi versi controcorrente. "Il mondo del calcio è omofobo? No, per la mia esperienza dico di no", ha affermato con decisione, argomentando che, se un problema esiste, esso è da ricercarsi al di fuori degli spogliatoi e non all'interno di un ambiente che lui ha sempre percepito come inclusivo. Sebbene il suo gesto, il coraggioso coming-out fatto in piena attività attraverso un video sui social, fosse stato inteso come un apripista, Jankto riconosce che molti colleghi, come gli hanno personalmente confidato, nutrono ancora un timore profondo del giudizio esterno, preferendo rimanere nell'ombra.
Il rapporto speciale con Ranieri e la forza ritrovata
Tra i ricordi più vividi della sua vita da calciatore, emerge con forza la figura di Claudio Ranieri, allenatore con il quale ha instaurato un legame che va oltre il semplice rapporto professionale. Jankto ha parlato di un "rapporto speciale", descrivendo come l'allenatore italiano lo abbia aiutato a crescere non solo come atleta ma come persona. Ranieri, secondo quanto raccontato, gli aveva dato ragione riguardo alla sensazione di liberazione provata dopo la dichiarazione pubblica: una "forza nuova" che effettivamente ha pervaso la vita del calciatore, il quale, nonostante le difficoltà, afferma senza esitazione che rifarebbe quella scelta.
La nuova vita tra pittura, immobili e i campetti di periferia
Oggi la sua quotidianità è radicalmente cambiata, dipinta con colori diversi e ritmi più umani. L'uomo che da ragazzino a Praga imbrattava i muri con i graffiti, rischiando l'intervento della polizia, ha riscoperto la passione per la pittura, affiancandola alla gestione di alcuni immobili. Ma il fulcro del suo presente, ciò che dà un senso completamente nuovo alle sue giornate, è il ruolo di allenatore della squadra Under 7 in cui gioca suo figlio. Un impegno minore, lontano dalle folle degli stadi, eppure per lui enormemente significativo, che chiude un cerchio ideale tra la sua storia personale e l'amore per il gioco del calcio.




