Mette-Marit riappare con una spilla polemica nella tempesta che agita la monarchia norvegese
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Redazione Esteri
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Il vento gelido di Oslo, lo stesso che ha subito scomposto il cappottino rosa Dior della regina Mathilde, ha accolto i reali del Belgio in una visita di Stato che si preannunciava già complicata prima ancora che la comitiva belga varcasse i cancelli del Palazzo Reale. Philippe e Mathilde si trovano infatti a fare i conti con una crisi di immagine che non è la loro, ma che rischia di offuscare ogni gesto cerimoniale: quella che attanaglia la monarchia norvegese, messa a dura prova da vicende giudiziarie e scandali internazionali che trovano in Mette-Marit, principessa ereditaria, il loro epicentro più delicato. È stata proprio la 52enne, assente dai riflettori per circa otto settimane, a imporsi con una presenza a sorpresa nella cerimonia di benvenuto, un rientro in pubblico che il Palazzo ha ufficialmente inserito nel programma modificando l’agenda prevista, e che ha subito deviato l’attenzione dai reali ospiti verso un dettaglio carico di significati impliciti.
A catalizzare le reazioni, più della stessa apparizione della principessa dopo il lungo silenzio, è stato un elemento del suo abbigliamento tanto discreto quanto esplicito: la spilla che Mette-Marit indossava, appartenuta alla principessa Ragnhild, zia del marito Haakon. Si tratta di un gioiello che porta con sé un retroscena familiare pesante, considerato che la defunta principessa – figlia del re Olav V – non aveva mai fatto mistero della propria avversione per la nuora, arrivando a dichiarare in privato di sperare di non vederla mai diventare regina. Scegliere di indossare proprio quella spilla nel giorno del rientro in pubblico, mentre Mathilde brillava nella cena di gala in un sobrio total look oro firmato Armani Privé, è stato interpretato come un gesto volutamente ambiguo: un omaggio a una figura ingombrante del passato, o forse un modo per rivendicare una resilienza che la monarchia, in questo frangente, non può permettersi di ignorare.
Lo scandalo Epstein e il nodo giudiziario che incombe sul futuro della corte
Il ritorno di Mette-Marit non avviene in un clima di normalità, bensì in un momento in cui il suo nome continua a essere associato a due fronti paralleli che minano la tenuta dell’istituzione. Il primo è quello legato ai cosiddetti Epstein Files: il coinvolgimento della principessa con il finanziere Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere nel 2019 dopo essere stato condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, è un capitolo che la stampa norvegese e internazionale ha continuato a dissezionare. Le frequentazioni risalenti al periodo tra il 2011 e il 2014 hanno costretto la principessa a rompere il silenzio lo scorso 20 marzo, quando ha concesso un’intervista alla televisione pubblica NRK per offrire la propria versione dei fatti; in quell’occasione ha parlato di manipolazione subita, cercando di tracciare un confine tra la sua persona e le dinamiche criminali dell’ex finanziere, senza però riuscire a sopire del tutto le critiche.
A complicare ulteriormente il quadro, e a mantenere alta la tensione mediatica, si aggiunge la situazione giudiziaria che riguarda la sua sfera più intima: il processo a carico del figlio, Marius Borg Høiby, nato da una relazione precedente al matrimonio con il principe Haakon. L’udienza, in attesa di giudizio, vede il ragazzo esposto a una richiesta di pena che potrebbe arrivare fino a sette anni di detenzione. Questa concomitanza di eventi – lo scandalo internazionale legato a Epstein e le accuse penali che coinvolgono il figlio – ha di fatto modificato il ruolo pubblico della principessa, costretta a ridurre il carico di lavoro istituzionale non solo per via della fibrosi cistica polmonare, una malattia cronica che ne ha limitato le apparizioni, ma anche per la necessità di non sovrapporre la propria immagine a vicende giudiziarie ancora in fase di definizione.
Un banchetto di gala segnato dall’assenza e da una presenza che rompe il protocollo
La tensione si è riverberata anche sugli eventi più formali della visita di Stato. Se durante il banchetto di gala a Oslo la regina Mathilde ha saputo catalizzare l’attenzione con un’eleganza che non lasciava spazio ad altre interpretazioni, la scelta del Palazzo Reale di modificare in extremis il programma per includere Mette-Marit nell’udienza successiva alla cerimonia di benvenuto ha avuto il sapore di una mossa calibrata. La principessa ereditaria è tornata al fianco del marito Haakon proprio nel momento in cui la macchina cerimoniale belga era già in moto, un’operazione che suggerisce come la corte norvegese stia cercando di gestire la progressiva riemersione della sua futura regina consorte senza forzare ulteriormente un’opinione pubblica resa scettica dagli ultimi avvenimenti.
Non è sfuggito agli osservatori che il ritorno di Mette-Marit è avvenuto a distanza di otto settimane dall’ultima apparizione ufficiale, un lasso di tempo durante il quale le indagini sul figlio e le ripercussioni dell’intervista su Epstein hanno continuato a tenere banco. La spilla indossata in questa occasione, con il suo sottotesto familiare, ha così finito per rappresentare un contraltare silenzioso ma eloquente alla compostezza della coppia reale belga, che si è trovata a recitare il proprio ruolo in un contesto istituzionale profondamente minato da fragilità interne. Se Mathilde ha dovuto fare i conti con un cappottino inadatto al clima ventoso della capitale norvegese, per Mette-Marit la sfida è di ben altra natura: riappropriarsi di uno spazio pubblico che la malattia e gli scandali hanno progressivamente eroso, senza che il peso delle vicende giudiziarie ancora aperte possa gravare ulteriormente sulla continuità della monarchia.




