Buy now pay later, il debito invisibile cresce del 127% in tre anni: i giovani nel mirino
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Redazione Economia
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Acquistare un paio di scarpe o uno smartphone e saldare il conto in tre rate, senza interessi e con un paio di clic, è diventato per milioni di italiani un gesto talmente abituale da aver perso qualsiasi connotazione di impegno finanziario. Il buy now, pay later, il credito istantaneo che si attiva direttamente sul carrello digitale, ha conosciuto una crescita esponenziale, passando da una dimensione di nicchia a un meccanismo pervasivo che sta trasformando le abitudini di consumo e, secondo gli esperti, creando un pericoloso serbatoio di indebitamento silenzioso.
L'ultimo focus realizzato da Censis e Confcooperative, intitolato "Il debito invisibile", ha quantificato l'entità del fenomeno nei tre anni compresi tra il 2022 e il 2025, certificando un aumento del volume di credito erogato pari al 127%.
A fronte di questo autentico boom della rateizzazione digitale, si registra un altrettanto significativo declino delle forme di finanziamento tradizionali: i piccoli prestiti al consumo di importo inferiore ai 1.
500 euro hanno subito una flessione del 29%, segno che il buy now, pay later, così come viene definito nell'acronimo Bnpl, li sta progressivamente rimpiazzando nel favore degli italiani. A facilitare questa transizione è la straordinaria semplicità del meccanismo, che elimina ogni attrito burocratico: nessuna filiale, nessuna documentazione cartacea, nessuna attesa per l'istruttoria, il tutto sostituito da un finanziamento che si perfeziona in pochi secondi all'interno della stessa piattaforma di acquisto.
Il rischio dell'accumulo silenzioso
La facilità d'uso del buy now, pay later rappresenta al contempo il suo principale punto di forza e il suo aspetto più critico. L'assenza del tradizionale "momento del credito", quel passaggio psicologico in cui ci si rende conto di star contattando una banca per un prestito, fa sì che la percezione del debito si attenui fino quasi a scomparire.
Il pericolo, segnalato con forza dal rapporto Censis-Confcooperative, è quello che viene definito "accumulo silenzioso": la possibilità di attivare contemporaneamente diversi contratti di rateizzazione su molteplici piattaforme digitali genera un insieme di obbligazioni di piccolo importo che, singolarmente, appaiono sostenibili ma che, sommate, possono trasformarsi in un debito complessivo di difficile gestione.
Questo debito, che tende a restare invisibile ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria, viene contratto prevalentemente per l'acquisto di beni a rapido deprezzamento, come l'elettronica di consumo e l'abbigliamento, categorie che coprono da sole il 53,4% dei prodotti finanziati con questa formula. Il problema emerge solo nel momento in cui la capacità di rimborso viene meno, e la montagna di piccole rate diventa insostenibile, rendendo evidente un' esposizione che fino a poco prima era rimasta nascosta.
Generazione Z e nuovi utenti del credito
Il buy now, pay later attecchisce con particolare facilità tra i consumatori più giovani, che hanno una familiarità nativa con gli strumenti digitali e una minore esperienza con le procedure creditizie tradizionali. Secondo i dati del rapporto, nella fascia di spesa fino a mille euro il Bnpl viene scelto nel 60,3% dei casi, superando nettamente il 45,7% del credito finalizzato tradizionale. Tra i giovanissimi della Generazione Z, questa formula rappresenta ormai il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati.
Un dato ancor più significativo, e foriero di ulteriori preoccupazioni, riguarda la composizione della platea di utilizzatori: il 19% dei richiedenti un finanziamento con il buy now, pay later è completamente privo di una storia creditizia pregressa.
Si tratta, in buona sostanza, di persone che contraggono il loro primo debito non più allo sportello di una banca, ma attraverso la schermata di pagamento di un sito di e-commerce, senza mai avere avuto un rapporto esplicito con il sistema bancario tradizionale e, di conseguenza, senza aver sviluppato la consapevolezza di ciò che significa indebitarsi.
Il paradosso del credito per le imprese
Mentre il credito al consumo digitale fluisce con straordinaria abbondanza verso i privati, il rapporto Censis-Confcooperative evidenzia una situazione diametralmente opposta sul fronte del finanziamento alle imprese. Qui, il credito si contrae in maniera selettiva: tra il 2024 e il 2025, i prestiti alle aziende ad alto rischio sono diminuiti del 2,2%, un calo che per le microimprese vulnerabili raggiunge il 6,6%.
Il quadro che emerge è quello di un sistema che nega risorse proprio a quelle realtà che ne avrebbero maggiore bisogno, quelle classificate come vulnerabili dalla Banca d'Italia e che già oggi detengono una quota di debito complessivo pari al 35%.
Per queste aziende, come ha osservato Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, l'accesso al credito non è più finalizzato alla crescita ma diventa un mezzo di sopravvivenza, un'emergenza quotidiana per gestire la liquidità.
Un'impresa italiana su tre con almeno 50 dipendenti, con punte che sfiorano il 44% nel Mezzogiorno, giudica la propria situazione economica peggiore rispetto al trimestre precedente, mentre la domanda di finanziamenti si sposta dagli investimenti fissi al capitale circolante, un segnale inequivocabile che molte attività stanno vivendo una fase di estrema difficoltà e non riescono a pianificare il futuro.




