I rischi del ‘buy now pay later’ tra nuove regole e percezione distorta del credito
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Redazione Economia
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L’evoluzione dell’offerta di pagamenti rateali, che non si limita ormai alla semplice suddivisione in tre tranche a costo zero, sta progressivamente rivelando la sua natura finanziaria più autentica e potenzialmente onerosa. L’introduzione, da parte di operatori affermati come PayPal, di piani di dilazione che coprono un arco temporale fino a ventiquattro mesi, con l’applicazione di un tasso annuo effettivo globale variabile che può toccare picchi considerevoli, segna un punto di svolta. Questa progressione, che dal “pagamento comodo” approda al “finanziamento a tutti gli effetti”, impone una riflessione obbligata sulla sostanza del meccanismo, il quale, al di là della facciata amichevole, nasconde gli stessi pericoli di un qualsiasi prestito personale.
La svolta normativa europea
Proprio per far fronte a questa ambiguità di fondo e ai rischi che ne derivano, è in arrivo una riforma strutturale del settore, destinata a modificare non solo il funzionamento operativo ma anche gli equilibri di mercato. Il recepimento, entro il prossimo novembre, della direttiva comunitaria sul credito al consumo, la cui piena applicazione è prevista a partire dal 2026, rappresenta un intervento di ampia portata. L’obiettivo dichiarato è quello di ricondurre molte delle formule di rateizzazione oggi proliferanti, ivi compreso il Buy Now Pay Later, sotto l’egida della medesima disciplina che regola i finanziamenti tradizionali, uniformando le tutele e gli obblighi informativi.
Il paradosso della percezione del debito
Il cuore del problema, tuttavia, risiede in un paradosso percettivo che le stesse aziende del ramo hanno iniziato a riconoscere: una parte significativa degli utenti, specialmente tra i più giovani, continua a considerare questi strumenti come una mera comodità di pagamento, una soluzione “leggera” e sostanzialmente scevra dagli oneri tipici del credito. Questa visione, che si alimenta della facilità con cui è possibile attivare transazioni rateizzate – a volte con pochi tap sullo schermo di uno smartphone –, rischia di condurre all’accumulo inconsapevole di un’esposizione debitoria frammentata. Si finisce, così, per contrarre una pluralità di micro-impegni di pagamento senza avere una chiara visione d’insieme del proprio indebitamento complessivo, un fenomeno che può degenerare in situazioni di sovraesposizione finanziaria difficilmente gestibili.
L’adeguamento del quadro italiano
In questo contesto, l’azione del Governo italiano si muove lungo il solco tracciato da Bruxelles, con un decreto legislativo che introduce una revisione organica della materia. Il nuovo assetto normativo, che punta a rendere il sistema più trasparente e protettivo nei confronti del consumatore, inasprisce i controlli e delinea regole più stringenti, concepite appositamente per neutralizzare quelle trappole che in passato hanno reso alcuni prodotti di finanziamento “facili” particolarmente insidiosi. Si tratta, in definitiva, di un tentativo di colmare il divario tra la percezione del servizio e la sua effettiva sostanza creditizia, ricondotta entro i binari di una disciplina più rigorosa e uniforme.




