Il miraggio del debito gratis: Bankitalia avverte, il Buy Now Pay Later esplode ma colpisce le famiglie già fragili
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Redazione Economia
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Il mercato del “Buy Now Pay Later” – quella formula che promette la dilazione del pagamento in poche rate, solitamente tre o quattro, senza interessi né oneri aggiuntivi – ha smesso da tempo di essere una nicchia per appassionati di e-commerce per trasformarsi in un fenomeno di massa radicato nelle abitudini di spesa degli italiani. A certificare il salto dimensionale è l’ultima analisi della Banca d’Italia, contenuta nelle Note di stabilità finanziaria e vigilanza, che fotografa un’impennata destinata a far riflettere gli operatori del settore e le autorità di vigilanza: la quota di nuclei familiari che ha fatto ricorso a questo strumento è passata dal 4% del 2022 al 30% del 2025, un balzo che ha portato il volume complessivo delle transazioni a sfiorare i 10 miliardi di euro, con una crescita esponenziale partita da un miliardo appena quattro anni fa.
L’appeal del prodotto, va detto, risiede nella sua apparente semplicità: per il consumatore si tratta di un finanziamento a costo zero, rapido da attivare e spesso concesso sulla base di una valutazione del merito creditizio molto semplificata rispetto ai tradizionali prestiti al consumo. In un contesto di inflazione e di riduzione del potere d’acquisto, la possibilità di distribuire la spesa nel tempo senza vedere un esborso immediato sul conto corrente è diventata una leva commerciale potentissima, trainata in larga parte dall’e-commerce che rappresenta oltre tre quarti delle operazioni, ma in forte espansione anche nei negozi fisici.
L’illusione della gratuità e il profilo dell’utilizzatore tipo
Se dal punto di vista statistico la diffusione è ormai trasversale, ciò che allarma gli analisti di Via Nazionale è il mutamento del profilo socio-economico di chi ne fa uso. L’analisi incrociata dei dati – che mette a confronto le rilevazioni dell’Indagine sui bilanci delle famiglie del 2022 con quelle congiunturali del 2025 – restituisce l’immagine di uno strumento che, nelle sue dinamiche di mercato, ha cambiato radicalmente target. Inizialmente utilizzato prevalentemente da giovani con redditi medio-alti in cerca di flessibilità negli acquisti digitali, il Bnpl sta oggi progressivamente coinvolgendo fasce di popolazione finanziariamente più vulnerabili.
Il fenomeno, spiega il rapporto, è particolarmente evidente tra quei nuclei familiari che presentano già segnali di fragilità: redditi medio-bassi, scarse risorse patrimoniali e, aspetto non secondario, una situazione debitoria pregressa spesso legata ad altre forme di credito al consumo o all’utilizzo di carte di credito rateali. La statistica diventa ancora più netta se si osservano i comportamenti di chi è già in ritardo con i pagamenti di altre scadenze finanziarie: in questo segmento, la propensione a utilizzare il Buy Now Pay Later risulta doppia rispetto a chi non ha difficoltà di rimborso. Un dato, questo, che fa temere un effetto “cassa di risonanza” del debito, dove la dilazione facile rischia di diventare un tappo per tamponare squilibri economici preesistenti piuttosto che una semplice comodità di pagamento.
La rischiosità nascosta nei dati di bilancio
La fotografia scattata dall’istituto di vigilanza non si limita a descrivere la fotografia sociale del fenomeno, ma ne quantifica i riflessi sulla salute del credito. Dai dati raccolti su un campione di operatori del settore emerge infatti che il tasso di crediti deteriorati – gli Npl – attribuibili al Bnpl ha raggiunto nel 2023 una quota pari al 5%. Un valore che, sebbene in termini assoluti possa apparire contenuto, risulta significativamente più elevato rispetto al 3,5% registrato nel complesso del credito al consumo tradizionale. Lo scarto percentuale suggerisce un rischio maggiore di insolvenza intrinseco a queste operazioni, un dato che acquisisce peso specifico proprio alla luce della rapida espansione del mercato e della mancanza, fino a oggi, di un quadro normativo specifico che imponga valutazioni approfondite del merito creditizio.
A incidere su questa vulnerabilità contribuisce anche la struttura stessa dell’operazione, che solitamente coinvolge tre attori – consumatore, venditore e intermediario finanziario – con il primo che si assume il rischio di credito dietro pagamento di una commissione, nella logica di un aumento del fatturato dovuto all’incremento del carrello medio d’acquisto. È un meccanismo che, in assenza di condivisione dei dati di indebitamento tra gli intermediari, rischia di lasciare gli stessi operatori privi di una visione completa sull’esposizione reale del cliente, alimentando la possibilità di accumulo di rateizzazioni multiple e non tracciabili.
La svolta regolamentare in arrivo dall’Europa
Proprio per arginare questi rischi di sovraindebitamento strutturale, il panorama normativo si prepara a una svolta significativa in scadenza fissa. A partire dal novembre 2026, la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (la cosiddetta CCD2) includerà a tutti gli effetti la maggior parte delle operazioni di Buy Now Pay Later nell’alveo della disciplina sul credito al consumo. Un cambiamento che non è di forma ma di sostanza: gli intermediari finanziari e i fornitori che concedono queste dilazioni saranno tenuti al rispetto di regole di trasparenza più stringenti per quanto riguarda l’informativa precontrattuale e contrattuale, ma soprattutto saranno obbligati a effettuare valutazioni più rigorose della capacità di rimborso del cliente.
L’obiettivo dichiarato del legislatore europeo, come ribadito dalla Banca d’Italia nella sua analisi, è duplice: da un lato aumentare la consapevolezza dei consumatori, spesso indotti a sottovalutare la natura di debito di queste operazioni data l’assenza di interessi espliciti; dall’altro ridurre il rischio di accumulo di impegni finanziari non sostenibili, imponendo una verifica reale del carico di indebitamento già in capo al richiedente. In attesa che questo nuovo quadro entri a regime, il mercato continua a espandersi, trasportando con sé tutte le contraddizioni di uno strumento che, nella sua eccezionale capacità di inclusione finanziaria, rischia di trasformarsi per i più fragili in una trappola dal meccanismo apparentemente perfetto ma dal funzionamento insidioso.




