Bruxelles frena i data center, la Lombardia prepara la sua legge

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’inarrestabile ascesa dell’intelligenza artificiale e del cloud computing, che ormai permeano settori strategici dell’economia globale, sta sollevando interrogativi pressanti sulla sostenibilità del loro sviluppo, spingendo le istituzioni a correre ai ripari con misure che tentano di conciliare progresso tecnologico e responsabilità ambientale. L’Unione Europea, con Bruxelles in prima linea, ha deciso di imporre limiti stringenti ai consumi energetici dei nuovi data center, la cui fame di elettricità, alimentata da server sempre più potenti e numerosi, rischia di compromettere gli obiettivi climatici del Green Deal. I numeri diffusi dalla International Energy Agency, del resto, non lasciano spazio a dubbi: il settore, che attualmente assorbe 415 terawattora all’anno, equivalenti a circa l’1,5% della domanda globale di energia, sta crescendo a un ritmo annuo del 12%, un trend che, se mantenuto, lo porterebbe a superare i 945 terawattora entro il 2030, una cifra che di per sé basta a illustrare la portata della sfida.

La risposta normativa di Regione Lombardia

Mentre Bruxelles agisce a livello continentale, anche le amministrazioni locali, specialmente quelle che ospitano i principali nodi digitali, si muovono per colmare un vuoto normativo divenuto ormai insostenibile. In Italia, la Lombardia ha approvato in giunta un progetto di legge specifico, il primo nel suo genere, dettato dall’urgenza di governare un fenomeno in piena esplosione, considerando che oltre il 60% delle richieste per la realizzazione di questi impianti converge nel suo territorio. L’iniziativa legislativa, che mira a definire criteri unitari per l’insediamento di queste infrastrutture, cerca un delicato equilibrio tra la necessità di non disperdere investimenti in un settore considerato strategico – nel quale l’area di Milano e del suo hinterland rappresenta un polo di attrazione crescente – e l’esigenza di introdurre regole chiare per mitigarne l’impatto.

Oneri differenziati per orientare lo sviluppo

Il cuore del provvedimento lombardo, che si inserisce in un contesto privo di una disciplina nazionale di riferimento, risiede nell’introduzione di oneri differenziati a carico degli operatori, con l’obiettivo dichiarato di indirizzare gli nuovi insediamenti verso le aree dismesse o già compromesse dal punto di vista ambientale, scoraggiandone al contempo la realizzazione in zone libere o di pregio. Si tratta di una scelta che, da un lato, riconosce il ruolo fondamentale dei data center come cuore pulsante dell’economia digitale e della stessa rivoluzione dell’AI, e dall’altro tenta di internalizzarne i costi ambientali, imponendo a chi costruisce in aree non prioritarie un aggravio di spesa che dovrebbe, nelle intenzioni dei legislatori, funzionare da deterrente.

La doppia pressione su tecnologia e ambiente

La simultaneità dell’intervento europeo e di quello regionale lombardo segnala una presa di coscienza generale: l’infrastruttura digitale, sebbene immateriale nei suoi servizi, ha un peso fisico e energetico sempre più consistente, che non può essere ignorato. La previsione di un fabbisogno che potrebbe quasi raddoppiare in pochi anni, trainato soprattutto dalle esigenze computazionali dell’intelligenza artificiale, crea una doppia pressione, sulle reti elettriche e sugli obiettivi di decarbonizzazione, spingendo i regolatori a intervenire prima che la crescita diventi ingestibile. Le nuove norme, sia quelle continentali che quelle locali, pongono dunque le basi per un modello di sviluppo che ambisce a essere più ordinato e meno dispendioso, tentando di governare una trasformazione epocale senza frenarla.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.