Prima protesta in Lombardia contro i data center: a Lacchiarella il presidio dei comitati
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Redazione Interno
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"Siamo di fronte a una colonizzazione. Questo nuovo data center consumerà l'equivalente energetico di 500mila famiglie". Enrico Duranti è il primo ad arrivare nella piazza di Lacchiarella, comune di 9mila abitanti tra Milano e Pavia, dove ieri mattina si è svolta una delle prime manifestazioni di cittadini e comitati contro il proliferare dei data center, i grandi impianti per la gestione del digitale e dell'intelligenza artificiale.
Qualche mese fa ha fondato insieme ad altri cittadini il comitato Ciarlasco per la tutela del territorio, che ha lanciato l'iniziativa "Facciamo rumore" proprio per opporsi alla nascita di un nuovo campus nella zona. "Sarà il più grosso d'Italia, un investimento da oltre tre miliardi e mezzo di euro che occuperà una superficie di 230mila metri quadri" racconta al Fattoquotidiano mentre la piazza inizia a riempirsi. Circa duecento persone hanno partecipato al presidio, che si è svolto in piazza Risorgimento a ridosso del Parco Agricolo Sud Milano.
Un progetto da record che preoccupa il territorio
Il progetto contestato è quello del polo Apto Campus, che dovrebbe sorgere su un'area ampia 700mila metri quadrati e che una volta completato coprirà una superficie pari a trenta campi da calcio. Secondo quanto riferito dai comitati, l'impianto assorbirà 300 MW di potenza e per il suo funzionamento servirà anche una nuova centrale elettrica. Duranti spiega che l'area fa gola perché è collegata ai cavi in fibra ottica BlueMed e 2Africa, che collegano questa sponda del Mediterraneo al resto del mondo.
Il problema, però, è che queste strutture sorgono spesso su suolo agricolo e comportano un forte consumo energetico e idrico, oltre a sollevare questioni legate alla sicurezza. La Regione Lombardia aveva già dato parere favorevole al progetto a gennaio, ma manca ancora l'autorizzazione del ministero dell'Ambiente. I cittadini sperano che il parere del ministero della Salute, che sarebbe molto critico, venga tenuto in considerazione.
Le criticità sollevate dai cittadini e dagli esperti
I rischi ambientali e per la salute sono al centro delle preoccupazioni dei manifestanti. La protesta ha visto la partecipazione anche di esperti come il fisico Sergio Manera, docente all'Università di Pavia, che ha evidenziato come "impianti industriali di questo tipo spesso omettono di far vedere tutti i dati" e ha parlato dei "nuovi data center che sono dieci cento volte più grandi degli altri con computer potenti e con grandi capacità di calcolo".
Duranti sottolinea una questione cruciale: il progetto si trova in zona di risorgive e fontanili, a ridosso della falda acquifera da cui dipende il Parco Agricolo Sud Milano. "Se costruiscono sopra alla falda acquifera un'azienda di Data Center così grande, in caso di incidente le ricadute colpirebbero l'acqua che viene impiegata per irrigare le coltivazioni del Parco Agricolo Sud Milano, che è confinante".
A preoccupare c'è anche il possibile aumento delle temperature: secondo uno studio del professor Manera, la temperatura salirà di 5 gradi nei pressi del data center e di 1-2 gradi fino a qualche chilometro di distanza.
La questione delle sostanze pericolose e la normativa Seveso
Uno dei punti più delicati sollevati dal comitato riguarda lo stoccaggio di sostanze pericolose. Per fronteggiare eventuali blackout, il progetto prevede 160 generatori di emergenza, che necessitano di enormi serbatoi di gasolio, circa 4,2 milioni di litri. Una quantità che, come ha fatto notare il comitato, supererebbe i limiti della direttiva "Seveso", la normativa europea che impone misure preventive contro il rischio di fughe di sostanze pericolose.
"Il ministero non si era accorto che la norma di riferimento era quella", commenta amaro Duranti, aggiungendo che "anche se l'azienda ha modificato i serbatoi per rientrare nei limiti della direttiva, il gasolio non è l'unica sostanza pericolosa da valutare: ci sono i biocidi per la pulizia dei serbatoi, i gas refrigeranti per il raffreddamento, gli elettroliti delle batterie. Tutta la valutazione va rifatta da capo".
A sostegno di queste richieste è arrivato anche il parere dell'Istituto Superiore di Sanità, che ha chiesto l'applicazione della "Seveso" e ha sottolineato l'impatto delle emissioni sulla qualità dell'aria e la vicinanza della falda acquifera.
Una protesta che si allarga in tutta la Lombardia
La manifestazione di Lacchiarella è stata la prima, ma il movimento sta crescendo rapidamente in tutta la Lombardia, dove si susseguono le proposte per l'insediamento di queste grandi strutture. Non c'erano solo i cittadini di Lacchiarella: sono arrivati anche i comitati di Magenta, Opera, Linate e di altri comuni che si oppongono alla costruzione di questi grandi centri.
Prossime proteste sono annunciate anche a Opera, come spiega Fabiana Di Pino, consigliere comunale di opposizione, che ha ricordato un progetto a breve per un data center alto 18 metri al confine tra Opera, Locate e Pieve Emanuele. Anche il consigliere regionale di Avs Onorio Rosati ha criticato la legge regionale lombarda, che secondo lui "favorisce e accelera le procedure per costruire data center".
Il comitato Ciarlasco ha già presentato decine di osservazioni tecniche per mettere in dubbio le valutazioni del ministero e punta a creare un movimento regionale per fermare quella che definiscono una vera e propria invasione del territorio.




