A Lacchiarella la protesta contro i data center: "Così si mette a rischio la falda acquifera"
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Redazione Economia
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La prima, vera protesta organizzata contro la costruzione di un data center in Italia ha preso forma ieri mattina a Lacchiarella, piccolo comune di novemila abitanti nella bassa milanese, dove circa duecento cittadini hanno gremito piazza Risorgimento per dire no al progetto del polo Apto Campus. Un impianto destinato a coprire una superficie di 700 mila metri quadrati, l'equivalente di trenta campi da calcio, che sorgerà a ridosso del Parco Agricolo Sud Milano e che i comitati ambientalisti considerano una minaccia concreta per l'equilibrio idrogeologico dell'area.
Fischietti, tamburelli e bonghi hanno accompagnato il presidio, organizzato dal Comitato Ciarlasco per la tutela del Territorio, mentre la voce del megafono scandiva il diritto a farsi sentire e a rivendicare la difesa di un patrimonio naturale che rischia di essere sacrificato sull'altare dell'innovazione tecnologica.
Il progetto contestato e le ragioni dei cittadini
Il polo Apto Campus, il più grande data center mai progettato in Italia, insisterebbe su un'area che i residenti e gli attivisti conoscono bene per la sua specificità idrologica: una zona di risorgive e fontanili dove la falda acquifera affiora in superficie e alimenta il sistema di irrigazione delle coltivazioni del Parco Agricolo Sud Milano.
La preoccupazione, come ha spiegato Enrico Duranti, fondatore del comitato, è che un incidente all'interno della struttura – non importa se di natura tecnica o ambientale – possa provocare il rilascio di sostanze inquinanti in grado di contaminare l'acqua sotterranea, con ricadute potenzialmente disastrose per l'intero comparto agricolo della zona.
Non è un caso che la manifestazione, intitolata "Facciamo rumore!", abbia voluto richiamare l'attenzione su quella che i comitati definiscono una diffusione incontrollata di data center, un fenomeno che ormai da mesi coinvolge gran parte del territorio lombardo e che sta sollevando un crescente allarme tra le popolazioni locali.
Un'analisi di rischio contestata
Il punto nodale della contestazione, come ha sottolineato Duranti nel corso dell'assemblea pubblica, riguarda la mancata considerazione dell'analisi di rischio, un passaggio che i cittadini ritengono dirimente per valutare la compatibilità ambientale di un'opera di queste dimensioni. "Lottiamo perché decada tutto il progetto – ha dichiarato l'attivista – visto che non hanno considerato l'analisi di rischio che è rilevante". Una mancanza che, agli occhi del comitato, rende ancora più grave la scelta di localizzare il data center in un punto così delicato dal punto di vista idrogeologico.
La battaglia non è soltanto contro un impianto, ma contro un modello di sviluppo che, secondo i manifestanti, sacrifica il territorio e le risorse naturali a vantaggio di un'industria tecnologica che consuma enormi quantità di energia e suolo.
Il significato della protesta
Duecento partecipanti, per una prima uscita, rappresentano un segnale che il comitato giudica incoraggiante. La manifestazione di Lacchiarella non è solo un episodio isolato, ma l'atto inaugurale di un movimento che intende opporsi a quella che viene percepita come un'occupazione selvaggia del territorio da parte dei data center. Il fatto che l'iniziativa abbia coinvolto non solo i residenti ma anche attivisti di altri gruppi ambientalisti, e che abbia attirato l'attenzione sulle criticità specifiche della pianura padana, indica una consapevolezza che sta maturando in modo trasversale.
I cittadini chiedono che il progetto venga riconsiderato e che le autorità competenti prendano in esame le loro ragioni, in primis la protezione della falda acquifera e la salvaguardia di un parco agricolo che rappresenta un polmone verde per l'intera area metropolitana milanese.




