Tragedia a Manlleu, cinque adolescenti muoiono in un incendio: erano in un deposito trasformato in rifugio
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Redazione Esteri
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La serata di lunedì 16 febbraio si è trasformata in una tragedia immane per il piccolo comune catalano di Manlleu, a circa sessanta chilometri da Barcellona, dove un rogo divampato all’interno di un edificio di cinque piani ha strappato la vita a cinque ragazzi, di età compresa tra i quattordici e i diciassette anni. Le fiamme, le cui cause sono al centro di un’indagine serrata da parte dei Mossos d’Esquadra, si sono sviluppate intorno alle 21:10 in un locale adibito a ripostiglio situato sulla terrazza dell’immobile, al numero 66 di carrer Montseny, propagandosi con una rapidità che non ha lasciato scampo ai giovani che si trovavano al suo interno -1-4. Secondo le prime, drammatiche ricostruzioni, gli adolescenti – alcuni dei quali frequentavano l’Istituto Antoni Pous e altri l’Institut del Ter, i due centri di istruzione secondaria della cittadina – erano soliti riunirsi in quello spazio, un deposito non autorizzato per residenza ma di fatto trasformato in un punto di ritrovo informale, per trascorrere il tempo lontano dagli sguardi degli adulti -3-4.
All’arrivo dei soccorritori, che hanno mobilitato tredici squadre dei vigili del fuoco della Generalitat e undici ambulanze del sistema medico d’emergenza, la scena era già delineata in tutta la sua crudezza: una prima vittima è stata rinvenuta in arresto cardio-respiratorio all’esterno del locale, mentre all’interno del deposito, ormai invaso dal fumo e dalle fiamme, i pompieri hanno fatto la scoperta più terribile, i corpi senza vita degli altri quattro ragazzi, per i quali non c’è stato purtroppo nulla da fare -2-6. Quattro persone sono rimaste ferite in modo lieve – tre delle quali sono state immediatamente dimesse dopo le cure sul posto, mentre una quarta ha rifiutato il trasporto in ospedale – e questo lascia intendere come il gruppo fosse più numeroso e come solo in pochi siano riusciti a trovare una via di fuga da quella che si è rivelata una trappola mortale -6. Le autorità, ancora questa mattina, stavano procedendo all’identificazione formale delle vittime, un compito reso complesso dalle condizioni di alcuni corpi, parzialmente carbonizzati, che renderanno necessario il ricorso a esami del DNA o a confronti con le cartelle cliniche -1-10.
L’ipotesi investigativa principale, che emerge dalle testimonianze dei superstiti e da alcuni amici delle vittime raccolte dai media locali, si concentra sulla possibile causa del rogo: sembra infatti che i giovani, all’interno del deposito, fos soliti inalare protossido di azoto, il cosiddetto “gas esilarante”, utilizzando una bombola per gonfiare palloncini -6. Secondo questa ricostruzione, che deve ancora trovare conferma ufficiale negli accertamenti tecnici, una fuga di gas all’interno dello spazio angusto e chiuso potrebbe aver innescato un’esplosione o un improvviso e violento incendio quando uno dei presenti ha azionato un accendino, scatenando le fiamme che hanno rapidamente avvolto il locale -6. La dinamica, per quanto raccapricciante, sembra trovare riscontro nel fatto che l’allarme è scattato dopo che alcuni vicini hanno notato fumo denso nella tromba delle scale, segno che l’incendio si stava già propagando con violenza dai piani alti.




