Incendio a Manlleu, nella notte cinque ragazzi muiono intrappolati in un deposito

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La serata di lunedì 16 febbraio si è trasformata in una tragedia per il piccolo comune di Manlleu, a una sessantina di chilometri da Barcellona, dove un rogo divampato all’interno di un edificio di cinque piani ha stroncato la vita a cinque adolescenti di età compresa tra i 14 e i 17 anni. I soccorsi, allertati dai vicini intorno alle 21, quando una densa colonna di fumo ha iniziato a invadere le scale della palazzina situata in calle Montseny, hanno lavorato senza sosta per domare le fiamme, ma per i giovani, una volta rinvenuti, non c’era più nulla da fare. Altri quattro ragazzi, quelli che sono riusciti a trovare una via di fuga, hanno riportato ferite di lieve entità e non versano in pericolo di vita.

Il luogo del ritrovo e la trappola mortale

Secondo le prime e dolorose ricostruzioni, il luogo in cui si è scatenato l’inferno non era un’abitazione, bensì un locale adibito a deposito – nella terminologia locale un “trastero” – situato all’ultimo livello del fabbricato e che i ragazzi, come emerso dalle testimonianze dei residenti, erano soliti utilizzare come un informale punto di ritrovo per trascorrere il tempo. Uno spazio angusto, di appena otto metri quadrati secondo quanto riferito da alcuni vicini, che si è trasformato in una trappola letale: le fiamme, probabilmente innescate in modo accidentale – e qui gli investigatori dei Mossos d’Esquadra stanno concentrando i loro accertamenti – si sono propagate con una rapidità impressionante, alimentate forse dalla presenza di materiali di facile combustione come vecchi divani o materassi abbandonati. L’ipotesi che all’origine ci possa essere una sigaretta o un accendino è al momento quella che gli inquirenti valutano con maggiore attenzione, sebbene non vi sia ancora nulla di definitivo.

Identificazione complessa e indagini in corso

Il lavoro di identificazione delle vittime, come sempre accade in casi di questa gravità, si sta rivelando particolarmente complesso e straziante per i familiari: lo stato in cui versano alcuni dei corpi, rimasti carbonizzati, ha reso necessario il ricorso a procedure come la ricognizione tramite impronte digitali, e solo nelle prossime ore si potrà mettere fine all’agonia delle famiglie, che già hanno manifestato pubblicamente il loro dolore. Dai primi accertamenti, si sa che quattro dei giovani uccisi dalle fiamme frequentavano l’istituto Antoni Pous, mentre il quinto era un alunno dell’Institut del Ter; tutti loro, secondo quanto riportato da fonti vicine all’inchiesta, risiedevano da tempo nella regione dell’Osona e appartenevano alla comunità di origine magrebina, un dato che spiega la profonda commozione che ha attraversato quella parte del paese catalano.

Il lutto ufficiale e la reazione della cittadina

Di fronte a una sciagura che ha colpito l’intera collettività, il sindaco di Manlleu, Arnau Rovira, ha decretato tre giorni di lutto ufficiale, durante i quali le bandiere sugli edifici pubblici sventoleranno a mezz’asta, e per la serata di martedì è stato indetto un minuto di silenzio davanti al municipio. Una iniziativa, questa, che serve a dare modo a una popolazione sconvolta di riunirsi e condividere un dolore che, peraltro, giunge proprio all’inizio del Ramadan, un periodo dell’anno particolarmente significativo per le famiglie delle vittime. I tecnici comunali, dopo un sopralluogo, hanno comunque escluso danni strutturali all’edificio, consentendo così alla maggior parte dei residenti di fare ritorno alle proprie case, a eccezione di tre famiglie che sono state temporaneamente alloggiate in un hotel della zona.

La dinamica dei soccorsi

I Vigili del Fuoco della Generalitat, una volta ricevuta la chiamata, hanno fatto irruzione nell’appartamento, ma per i cinque adolescenti non c’era ormai alcuna speranza: il primo senza vita venne rinvenuto subito dopo l’estinzione delle fiamme, avvenuta intorno alle 21:40, mentre gli altri quattro erano ancora all’interno del piccolo stanzone usato come ripostiglio. Le squadre di emergenza, che hanno impiegato tredici mezzi per domare l’incendio, hanno raccontato di aver trovato una situazione indescrivibile, con il fumo che aveva invaso ogni angolo, rendendo irrespirabile l’aria e impedendo di fatto qualsiasi via di scampo ai giovani che, per ragioni ancora al vaglio della magistratura, non sono riusciti a uscire in tempo da quel luogo angusto.

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