Taglio dell’Irpef e fiscal drag: perché il ceto medio continua a perdere terreno
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Redazione Economia
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La discussione sulla riforma fiscale, riaccendendosi con la legge di Bilancio, evidenzia una contraddizione di fondo: il taglio di due punti dell'aliquota marginale del secondo scaglione Irpef, previsto dal 1° gennaio 2026 e destinato a portare il prelievo dal 35% al 33% per oltre tredici milioni di contribuenti, si rivela inadeguato a controbilanciare l'erosione di potere d'acquisto già subita. Questo fenomeno, noto come "fiscal drag", si verifica quando le soglie degli scaglioni d'imposta non vengono adeguate all'inflazione, trascinando virtualmente i redditi verso aliquote più elevate nonostante il loro valore reale sia stagnante o in calo.
Una struttura frammentaria e i suoi paradossi
La complessità del sistema, del resto, non nasce solo dall'inazione contro la scorrevolezza fiscale. L'Irpef nazionale presenta infatti una struttura caotica, frutto di successivi interventi legislativi settoriali, la quale si frammenta ulteriormente a causa delle addizionali regionali e comunali: queste, determinando ulteriori salti di soglia, finiscono per creare situazioni paradossali dove un modesto aumento di stipendio lordo può tradursi in una netta riduzione del netto in busta paga, disincentivando di fatto la progressione professionale e reddituale.
Le simulazioni e il bilancio negativo per i redditi medi
Secondo le analisi condotte dalla Cgil, che ha elaborato simulazioni puntuali, il beneficio portato dalla futura riduzione dell'aliquota verrebbe ampiamente superato dalle perdite pregresse accumulate a causa del mancato aggiornamento delle scale di imposizione. Ne risulta un bilancio nettamente in passivo per vaste fasce del ceto medio, le quali, nonostante le attese di maggior liquidità, si troveranno a fronteggiare una capacità di spansa effettivamente diminuita negli anni.
Interventi paralleli e scelte di politica fiscale
Parallelamente, la manovra fiscale introduce altre misure destinate al lavoro dipendente, sia nel privato che nel pubblico, estendendo il ricorso a formule di flat tax o a agevolazioni fiscali per voci retributive come gli straordinari, i premi di risultato e le prestazioni nei giorni festivi. Tali interventi, che possono garantire riduzioni dell'imponibile dall'1 al 15%, modificano la composizione della busta paga senza però intervenire radicalmente sul nocciolo del problema strutturale, lasciando intatta la questione della progressività effettiva e della sua erosione silenziosa.




