Clarity Act, il Senato americano blocca la legge sulle criptovalute: 49 sì e 50 no
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il Senato degli Stati Uniti ha affondato il Clarity Act, il disegno di legge sostenuto dall'amministrazione Trump per costruire un quadro normativo federale sugli asset digitali. La mozione di chiusura della discussione non ha raggiunto la soglia dei 60 voti necessari: il conteggio finale si è fermato a 49 favorevoli e 50 contrari, con quattro repubblicani — Jerry Moran, Rand Paul, Josh Hawley e Thom Tillis — schierati con tutti i democratici contro il provvedimento.
Il risultato non costituisce una bocciatura definitiva nel merito, ma produce effetti equivalenti nell'immediato. Il Congresso si appresta a lasciare Washington in vista delle elezioni di midterm di novembre, e il calendario legislativo non offre margini per un nuovo tentativo prima della pausa. Tillis, che ha cambiato il proprio voto da sì a no proprio per preservare la possibilità di ripresentare la misura, ha poi depositato una mozione per riconsiderare la votazione.
Il testo era stato riscritto domenica notte dai repubblicani nel tentativo di venire incontro alle preoccupazioni del settore bancario e di alcuni democratici, ma le modifiche non hanno prodotto i frutti sperati. La leader dell'opposizione in Senato aveva chiesto restrizioni etiche più stringenti, cambiamenti alle disposizioni sulla finanza decentralizzata e tutele sul gioco d'azzardo tribale: richieste rimaste inascoltate.
La reazione dei mercati è stata immediata e violenta. Bitcoin è sceso sotto quota 76.000 dollari, in calo di circa il 4 per cento nelle 24 ore, mentre Ether ha perso oltre il 5 per cento scivolando intorno ai 2.400 dollari. XRP ha guidato il ribasso con un tonfo del 10 per cento, scendendo a 1,32 dollari. La capitalizzazione complessiva del comparto crypto è arretrata del 2,7 per cento, fermandosi a 2.570 miliardi di dollari.
Le liquidazioni hanno travolto quasi 120.000 trader, per un totale di circa 766 milioni di dollari, di cui 568 milioni in posizioni long. Sul fronte azionario, Coinbase ha ceduto oltre il 10 per cento, Circle ha perso l'11 per cento, Strategy il 5 per cento e Robinhood il 3 per cento circa.
Il Clarity Act, formalmente Digital Asset Market Clarity Act, mirava a sostituire un sistema frammentato in cui la classificazione degli asset digitali è stata finora definita soprattutto attraverso azioni di enforcement e contenziosi. Il testo intendeva attribuire alla Commodity Futures Trading Commission un ruolo centrale nella regolamentazione delle commodity digitali e degli intermediari, preservando al contempo alcune competenze della Securities and Exchange Commission sulle transazioni nel mercato primario.
La Camera aveva approvato la propria versione a luglio 2025 con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Il nodo che ha paralizzato il percorso al Senato è stato quello delle regole etiche: i democratici chiedevano limiti vincolanti alle attività crypto dei funzionari federali, incluso il presidente, i cui redditi legati al settore sono stati stimati in circa 1,4 miliardi di dollari per il 2025.
Il testo concordato prevedeva il disinvestimento o il conferimento in blind trust delle partecipazioni rilevanti da parte dei funzionari e dei loro coniugi, con poteri di enforcement in capo ai procuratori generali statali.
Il blocco del Clarity Act lascia in vigore l'assetto attuale, in cui nessuna agenzia federale esercita un'autorità regolatoria generale sulle transazioni spot di asset digitali che non siano titoli. La SEC ha nel frattempo proposto una propria "Regulation Crypto Assets", annunciata ad agosto, che introduce esenzioni su misura per le offerte di investment contract legati a cripto-attività e un safe harbor condizionato per gli asset una volta completati gli sforzi manageriali essenziali dell'emittente.
La proposta, tuttavia, poggia sul test elaborato dalla Corte Suprema nel caso Howey del 1946, e secondo alcuni osservatori giuridici non risolve l'incertezza di fondo sulla qualificazione degli asset fungibili scambiati in modo continuativo. Il problema, in sintesi, è che unità identiche dello stesso token possono avere origini diverse — mining, airdrop, emissioni offshore, ricompense — e la blockchain non codifica la teoria giuridica che governa ciascuna distribuzione iniziale.
Il voto segna una battuta d'arresto per la senatrice del Wyoming Cynthia Lummis, che aveva guidato l'iter del provvedimento al Senato come membro della Commissione Bancaria. Lummis ha definito l'esito "una sconfitta che brucia" e, secondo quanto dichiarato prima del voto, considera ormai chiusa la partita. La parlamentare aveva già annunciato a dicembre 2025 che non si ricandiderà nel 2026, citando la stanchezza accumulata in un ruolo che ha descritto come quello di "una velocista in una maratona".
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