Madre e figlia morte avvelenate a Campobasso, la procura apre un fascicolo per duplice omicidio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il piccolo centro di Pietracatella, in provincia di Campobasso, è stato scosso da una vicenda che assume i contorni di un giallo giudiziario di rara intensità. Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, quest’ultima di soli quindici anni, sono decedute poco dopo le festività natalizie, e quelle che in un primo momento erano state liquidate come le conseguenze di una banale intossicazione alimentare – magari riconducibile a qualche cibo consumato durante il cenone – potrebbero invece nascondere un disegno criminoso assai più sinistro. La procura della Repubblica di Larino, dopo aver riaperto la pratica con rinnovato scetticismo verso l’ipotesi iniziale, ha infatti iscritto un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, per l’ipotesi di reato di duplice omicidio premeditato.
Il sospetto della ricina e la prudenza della procuratrice
Tra le piste seguite con maggiore attenzione dagli inquirenti spicca quella dell’avvelenamento da ricina, una tossina potentissima estratta dai semi di ricino, la cui letalità è purtroppo nota agli ambienti scientifici e investigativi. Eppure, la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha voluto mettere un freno alla corsa verso certezze affrettate, invitando alla cautela nonostante l’esplosione mediatica del caso. Lei stessa, nel corso di alcune dichiarazioni informali riportate dagli atti, avrebbe confidato ai collaboratori un timore preciso: che l’attenzione dei media possa in qualche modo compromettere la delicatezza degli accertamenti tossicologici, ancora in corso. Non si può ancora dire con assoluta sicurezza che si tratti di ricina, spiega la magistrata, e proprio questa incertezza impone un lavoro silenzioso e metodico. Tra le carte dell’inchiesta, inoltre, emerge un’ombra inquietante: la sorella sopravvissuta – un’altra figlia di Antonella – sarebbe attualmente fuori pericolo, ma la procuratrice non nasconde un moto di preoccupazione per lei, quasi che il veleno, se di veleno si tratta, potesse essere stato somministrato con una mirata selettività.
Il pranzo del 23 dicembre e i primi malori
Tutto ha avuto origine da un pranzo in famiglia consumato il 23 dicembre scorso, una conviviale apparentemente serena, certo lontana dal presagire l’imminente tragedia. Madre e figlia, dopo quel pasto, hanno cominciato a lamentare malori che inizialmente sono sembrati riconducibili a una comune gastroenterite. Il quadro clinico, però, è rapidamente peggiorato, fino al decesso di entrambe, sopraggiunto poco dopo Natale. I medici del pronto soccorso, insospettiti dalla concomitanza dei sintomi e dalla loro violenza, hanno avviato i primi accertamenti differenziali, segnalando alla magistratura l’eventualità non remota di un avvelenamento. Da lì, la scelta di sentire amici e conoscenti della famiglia, una misura che rientra nel protocollo standard quando si ipotizza un delitto premeditato. Nessuno, al momento, risulta formalmente indagato, e la procura mantiene il massimo riserbo sui nomi delle persone ascoltate.
Il ruolo degli amici e il giallo delle frequentazioni
Tra le piste che gli investigatori stanno vagliando con maggiore attenzione c’è quella di un possibile movente legato a frequentazioni – magari tossiche o ossessive – dell’ambiente familiare. Alcuni vicini avrebbero riferito di tensioni silenziose, di screzi mai esplosi del tutto, ma sufficienti a far pensare a un rancore covato a lungo. La circostanza che il decesso abbia coinvolto sia la madre sia la figlia, e non l’altra sorella sopravvissuta, alimenta l’ipotesi che il pasto incriminato contenesse una quantità di sostanza letale concentrata in determinate porzioni, oppure che il veleno fosse stato somministrato attraverso un cibo specifico consumato solo da Antonella e Sara. Resta ancora da chiarire se il pranzo del 23 dicembre fosse l’occasione prescelta per un gesto pianificato o se, al contrario, l’avvelenamento sia avvenuto in altro momento, magari attraverso un contatto diverso. Gli inquirenti stanno ricostruendo ogni spostamento delle due vittime nei giorni precedenti la morte, convinti che la verità si annidi in un dettaglio apparentemente insignificante.




