Ucraina, il muro di Mosca sul Donbass e il piano di sicurezza Usa-Ue
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Redazione Esteri
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Nonostante il recente vertice di Berlino abbia temporaneamente ravvivato le speranze per una soluzione negoziale, la situazione diplomatica riguardante il conflitto in Ucraina appare, a un’analisi più attenta, sostanzialmente cristallizzata. La distanza tra le parti rimane abissale, come dimostra la netta chiusura giunta dal Cremlino, il quale ha respinto con un secco rifiuto l’ipotesi di una tregua natalizia, ha escluso in modo categorico qualsiasi presenza di truppe della Nato sul territorio ucraino e ha ribadito, senza margine di fraintendimento, l’intransigenza sulle pretese riguardanti la regione del Donbass, teatro di continui e lenti avanzamenti delle sue forze. D’altro canto, Volodymyr Zelensky, pur nell’evidente difficoltà, mantiene una certa fiducia nelle vie diplomatiche, assicurando che le proposte elaborate con gli alleati americani saranno finalizzate nel giro di pochi giorni e poi formalmente presentate a Mosca dagli Stati Uniti.
Il contenuto del piano occidentale
Le linee guida di questa iniziativa, come rivelato dal New York Times attraverso fonti ben informate, si articolano in un documento operativo che delinea un pacchetto di garanzie di sicurezza per Kiev. Il nucleo della proposta, concepita per dissuadere future aggressioni, si fonda su un sostanzioso rafforzamento delle Forze Armate ucraine, affinché possano ergersi a baluardo più solido. A questo si affiancherebbe, secondo quanto trapelato, il dispiegamento di contingenti militari europei nel Paese, una misura che, se da un lato mira a rassicurare Kyiv, dall’altro rappresenta proprio uno dei principali ostacoli per Mosca. Completano il quadro un impegno per un utilizzo più esteso e coordinato delle capacità di intelligence statunitensi, elementi che, nel loro insieme, dovrebbero comporre una struttura di deterrenza e supporto.
Le incognite e lo stallo sostanziale
Tuttavia, l’ottimismo che talvolta traspare dalle dichiarazioni pubbliche sembra scontrarsi con una realtà negoziale molto più complessa e statica. Gli analisti più scettici, del resto, sottolineano come, finché il dialogo rimane impantanato su questioni fondamentali e apparentemente inconciliabili come la composizione delle forze sul terreno, sia difficile immaginare progressi tangibili. La Russia, che considera ormai il Donbass parte integrante dei suoi interessi nazionali, non mostra segni di voler recedere dalle sue posizioni, mentre l’Ucraina non può e non intende accettare una cessione territoriale. Questo dualismo irrisolto rende vano, al momento, qualsiasi discorso su un accordo di pace vero e proprio, nonostante la circolazione di bozze e piani più o meno dettagliati.
La strada ancora da percorrere
I due documenti sottoscritti dai diplomatici americani ed europei con Zelensky a Berlino costituiscono dunque una base di partenza, una mappa delle intenzioni alleate che deve però misurarsi con la rocciosa opposizione russa. Il piano, per quanto articolato, rimane in larga parte teorico senza un qualche segnale di apertura da Mosca, la quale continua a vedere nella presenza militare occidentale ai suoi confini una minaccia inaccettabile. Pertanto, la trattativa si muove su un binario morto, dove la definizione delle garanzie di sicurezza per Kyiv e la risoluzione della disputa territoriale sono diventate due facce della stessa medaglia, entrambe attualmente non negoziabili per le controparti. La diplomazia continua il suo lavoro, ma i fatti sul campo e le dichiarazioni ufficiali disegnano uno scenario di stallo, nel quale le parti sembrano prepararsi più a una lunga fase di confronto che a una imminente riconciliazione.




