Iveco passa a Tata Motors: il nodo salari e il futuro degli stabilimenti italiani
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Redazione Economia
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La cessione di Iveco al gruppo indiano Tata Motors, annunciata nelle scorse settimane, ha riacceso il dibattito sul destino dei lavoratori e sulla tenuta produttiva degli stabilimenti italiani. L’operazione, che segue la vendita di Iveco Defence a Leonardo per 1,7 miliardi – affare curato dagli studi legali BonelliErede, Freshfields, Legance e Maisto – rientra in una strategia di razionalizzazione del gruppo, ma solleva interrogativi sulle ricadute occupazionali. Se da un lato il governo ha annunciato un tavolo ministeriale "permanente" a settembre per monitorare la transizione, dall’altro i sindacati e i Comuni coinvolti chiedono garanzie immediate.
Fondata nel 1975, Iveco ha rappresentato per decenni un pilastro dell’industria nazionale, con una filiera che tocca città come Torino, Brescia, Suzzara e Foggia. Proprio per questo, la notizia della cessione ha allarmato non solo gli operai, ma anche le amministrazioni locali, preoccupate per l’indotto e la stabilità economica dei territori. "Il governo apra un confronto serio con azienda e sindacati", è l’appello lanciato dai sindaci, che temono un ridimensionamento produttivo.




