Lazio, Sarri e l'amarezza di una vittoria in uno stadio fantasma: "Situazione avvilente, ora la società faccia qualcosa"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La rete di Adam Marusic al novantaduesimo minuto, un colpo di testa che approfitta di una uscita a vuoto del portiere del Sassuolo Muric, regala alla Lazio tre punti che mancavano in campionato dal trenta gennaio. Un successo sofferto, quello maturato contro la formazione di Grosso, che porta la firma del solito cuore messo in campo dalla squadra, ma che lascia in bocca un sapore strano, se possibile ancora più amaro, al tecnico Maurizio Sarri. Perché se è vero che i tre punti consentono ai biancocelesti di scavalcare l'Udinese e di accorciare le distanze in classifica, è altrettanto vero che la cornice nella quale si è giocata la partita, e che si ripete ormai da troppo tempo, rischia di vanificare qualsiasi entusiasmo. L'allenatore toscano, nel dopogara, non le manda a dire: l'atmosfera che si respira all'Olimpico, con quel deserto di seggiolini vuoti e quel silenzio assordante che accompagna ogni azione, è qualcosa di difficile da gestire per chi deve preparare la partita e per chi la deve giocare.

I numeri parlano chiaro, e non sono quelli della classifica. Poco più di cinquemila spettatori, per la quarta gara interna consecutiva, a testimonianza di un dissidio tra la tifoseria organizzata e la presidenza che sembra non trovare soluzione. “Non so cosa potrebbe fare la società – ha ammesso Sarri, visibilmente provato, nel post partita – non ho mai fatto il dirigente o il presidente, ma qualcuno dentro deve pur sapere quali sono le problematiche più grosse e come intervenire”. Il tecnico, che a giugno aveva deciso di restare proprio spinto dall'affetto della gente, ora si trova a fare i conti con una realtà paradossale: una squadra che gioca in casa, ma senza il calore del suo popolo. “Per la squadra è avvilente – ha continuato – si può gestire nel breve periodo, ma nel lungo è ingestibile”.

Al netto del contesto surreale, Sarri spende parole importanti per i suoi ragazzi, reduci da una gara complicata anche sul piano degli infortuni. Oltre alle assenze pesanti di giocatori come Rovella e Provedel, out per problemi fisici, nel corso della partita si sono aggiunte le defezioni di Danilo Cataldi, uscito per un indurimento al polpaccio, e di Alessio Romagnoli, ancora alle prese con i postumi di un colpo subito con l'Atalanta. “I ragazzi sono stati bravissimi – ha sottolineato – hanno disputato trenta minuti finali di grande cuore, il pareggio sarebbe stato una vera e propria ingiustizia”. Una menzione speciale la merita anche l'esordiente portiere Motta, chiamato a sostituire Provedel e autore di alcuni interventi decisivi, nonostante qualche inevitabile incertezza nella gestione del pallone.

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