Venezuela, il giorno dopo il blitz: Trump alza la posta minacciando Colombia, Cuba e Messico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione nel continente americano, che già serpeggiava da tempo, ha raggiunto un picco senza precedenti dopo l’operazione militare statunitense che, all’alba di sabato, ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della sua consorte, trasferiti con la forza a New York. Un’azione diretta, definita dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump come fondativa di un nuovo ordine regionale, che ha costretto i paesi dell’area a uno schieramento netto, obbligandoli a una scelta di campo per nulla scontata. Mentre Maduro, i cui legali si preparano a un’ardua difesa, attende di comparire oggi in aula per le accuse di narcotraffico, il governo dell’Avana ha reso noto un bilancio di vittime che getta ulteriore benzina sul fuoco, annunciando che trentadue cittadini cubani sono deceduti durante i combattimenti scaturiti dall’attacco, definito «criminale» nelle dichiarazioni ufficiali trasmesse dalla televisione di Stato.

La rivendicazione di Washington e le reazioni a catena

Trump, rivendicando con forza quello che è stato interpretato come un vero e proprio cambio di passo nella politica estera americana, ha dichiarato senza mezzi termini che gli Stati Uniti detengono ora il controllo del Venezuela, aggiungendo che l’amministrazione statunitense è pronta a gestire il paese, e le sue immense riserve petrolifere, fino a una transizione considerata sicura. Le sue parole, però, non si sono limitate a Caracas. Il presidente americano, infatti, ha esteso esplicitamente le sue minacce ad altri paesi, affermando che «anche Cuba sta per cadere» e lasciando intendere la possibilità di una «missione» analoga in Colombia, mettendo in allarme un intero sottocontinente. Questo approccio, che punta a smantellare quello che Trump ha etichettato come il fronte dei «narco-comunisti», rischia di innescare reazioni imprevedibili, poiché leader considerati usurpatori da Washington incarnano, per una parte della popolazione, un sentimento di orgoglio nazionale ferito.

Il difficile equilibrio dopo la cattura

Nel vuoto di potere immediatamente seguito al blitz, Delcy Rodriguez, nominata alla guida ad interim del Venezuela, ha tentato di tracciare una linea di condotta che, pur manifestando volontà di cooperazione, non suonasse come una capitolazione. La Rodriguez ha parlato della necessità di relazioni «equilibrate e rispettose», basate sulla «sovrana uguaglianza e sulla non ingerenza», una posizione che riflette la complessità dello scenario attuale. Da una parte, infatti, c’è la schiacciante potenza militare dispiegata da Washington, dall’altra la necessità per qualsiasi autorità di Caracas di mantenere una parvenza di autonomia di fronte alla propria cittadinanza, stremata da anni di crisi ma anche potenzialmente suscettibile di fronte a un’occupazione straniera.

Le ombre della cronaca nera e il futuro incerto

L’episodio, al di là delle sue immediate conseguenze geopolitiche, porta con sé il peso di eventi di cronaca nera che le autorità dovranno affrontare con il massimo rispetto per le vittime e per le procedure giudiziarie. Le indagini sulle operazioni militari, che hanno causato morti non solo tra le file venezuelane ma anche tra cittadini cubani presenti nel paese, si annunciano intricate e destinate a prolungarsi nel tempo, aggiungendo un ulteriore strato di conflittualità a una situazione già esplosiva. Gli sviluppi processuali che riguarderanno Maduro, osservati con attenzione da ogni capitale mondiale, costituiranno un banco di prova delicatissimo per la giustizia americana, chiamata a giudicare un capo di Stato estero in un clima di altissima polarizzazione.

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