La corsa per la Figc, a Roma si sfidano Malagò e Abete per il dopo Gravina
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Redazione Sport
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La successione a Gabriele Gravina, il cui addio alla presidenza della Federcalcio è arrivato a caldo dopo l’eliminazione della nazionale dalla corsa mondiale, si trasforma in un testa a testa destinato a spaccare il sistema. Da un lato, la Lega Serie A ha ufficializzato il proprio sostegno a Giovanni Malagò, l’attuale numero uno del Coni che, forte di un’intesa con i club di massima serie, prova a portare a Roma la propria esperienza decennale di governo del movimento olimpico. Dall’altro, Giancarlo Abete – già presidente Figc tra il 2007 e il 2014 – ha raccolto l’investitura della Lega Nazionale Dilettanti, della quale è attualmente vertice, e si presenta come l’alternativa capace di ricucire con il calcio minore e con quel territorio spesso schiacciato dagli interessi delle grandi società.
Le elezioni sono fissate per il 22 giugno, e il termine ultimo per la presentazione ufficiale delle candidature scade il 13 maggio. Nel mezzo, si apre una finestra di trattative serrate, quelle in cui ogni voto pesa come un macigno. Malagò, che lunedì incontrerà i club milanesi nella sede della Lega, cerca di consolidare il fronte professionistico, ma sa bene che senza l’appoggio di una parte del mondo dilettantistico – storicamente molto numeroso nel sistema elettorale federale – non potrà mai raggiungere la maggioranza necessaria. Abete, dal canto suo, punta a ritagliarsi lo spazio del "presidente di garanzia", quello che conosce i meccanismi interni della Federcalcio e che, già in passato, ha saputo gestire le transizioni più delicate, compresa quella dopo il flop mondiale del 2014.
Due programmi, due visioni per il calcio italiano
Il confronto, inevitabilmente, finisce per toccare i nervi scoperti del movimento: dai settori giovanili – troppo spesso sacrificati sull’altare del risultato immediato – fino al nodo del "decreto crescita", quello strumento fiscale che per anni ha favorito l’arrivo di calciatori stranieri, salvo poi essere abolito e rimpianto da molti dirigenti. Malagò, da manager abituato a navigare tra politica e sport, propone una governance più snella e un rilancio dell’immagine della Figc, puntando sulla continuità amministrativa e su un rapporto diretto con i club di Serie A. Abete, invece, insiste sulla necessità di rimettere al centro i territori e le leghe minori, senza le quali – sostiene – il calcio professionistico perderebbe le sue radici. Nessuno dei due, al momento, ha avanzato progetti dettagliati sul futuro della nazionale o sul rapporto con Uefa e Fifa, due interlocutori che osserveranno con attenzione l’esito della partita romana.
Un duello a due, senza outsider in vista
Secondo quanto circola negli ambienti federali, non dovrebbero emergere altri candidati. Né l’Assocalciatori, né l’Assoallenatori – due componenti solitamente compatte nei voti – intendono opporre un proprio nome, nonostante qualche voce interna avrebbe gradito la discesa in campo di un ex calciatore di peso. Di fronte a due figure come Malagò e Abete, entrambi dotati di un loro zoccolo duro di consensi, qualsiasi terzo incomodo rischierebbe di raccogliere solo briciole. La partita, quindi, si giocherà tutta sulla capacità di attrarre i voti delle componenti minori: quelle che finora hanno tenuto il piede in due scarpe e che, a giugno, potrebbero decidere chi siederà sulla poltrona lasciata da Gravina. La cronaca di queste settimane sarà fatta di riunioni informali, cene romane, telefonate notturne. Non di proclami, ma di aritmetica. E l’aritmetica, nel calcio che conta, è sempre la regola più spietata.
Le inchieste restano fuori, ma la politica sportiva si muove
Non ci sono, in questa fase, sviluppi giudiziari legati ai due candidati né ai loro entourage. La vicenda, per ora, si mantiene strettamente dentro i confini della politica sportiva, senza riflessi penali o inchieste della procura. Anche la cronaca nera – che pure attraversa trasversalmente il mondo del calcio tra episodi di violenza sugli spalti e fatti di sangue legati a frange estreme – resta del tutto estranea al duello tra Malagò e Abete. I giornali e i telegiornali, intanto, seguono la partita a colpi di dichiarazioni e retroscena: dal TG5 alle edizioni estive di approfondimento politico, il tema Figc scalda i motori in vista di un appuntamento che potrebbe ridisegnare gli equilibri del pallone italiano per i prossimi quattro anni. La guerra in Iran, il caso Epstein e le tensioni internazionali – come nel caso Sigonella dove l’Italia ha vietato l’atterraggio ai bombardieri statunitensi – restano su altri tavoli. Qui, a Roma, si gioca una partita diversa. Fatta di voti, di alleanze e di quel sottile gioco di pesi e contrappesi che da sempre governa il calcio italiano.




