L‘intelligenza artificiale di Altruist scuote il risparmio gestito, a Milano pesanti vendite su Fineco e Mediolanum
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Redazione Economia
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Non i conti trimestrali, né le attese per la politica monetaria della Federal Reserve – il cui prossimo taglio dei tassi, stando ai dati sull’occupazione pubblicati nel pomeriggio, molti spostano ormai da giugno a luglio – hanno dettato il passo, oggi, all’ondata di vendite che ha travolto Piazza Affari. A imprimere la brusca accelerazione al ribasso, e a consegnare al listino milanese la maglia nera d‘Europa, è stato piuttosto il propagarsi di un timore specifico, quasi settoriale, le cui avvisaglie erano già emerse nella seduta di Wall Street: l’impatto potenzialmente dirompente, disruptive nell’accezione tecnica cara agli analisti, che i nuovi strumenti di intelligenza artificiale potrebbero esercitare sul business della consulenza finanziaria e, più in generale, sull‘intera filiera del risparmio gestito.
Il fattore scatenante, in questa sequenza di ordini di vendita che hanno preso di mira i titoli del comparto, è riconducibile con precisione all’annuncio della startup californiana Altruist, piattaforma tecnologica specializzata nella gestione patrimoniale per consulenti indipendenti. Altruist ha infatti integrato nella propria piattaforma di IA, denominata Hazel, un nuovo modulo dedicato alla pianificazione fiscale; uno strumento, questo, che promette di analizzare in pochi minuti documenti complessi – si pensi ai moduli 1040, alle buste paga o agli estratti conto – e di elaborare strategie personalizzate, automatizzando un segmento di servizio tradizionalmente ad alta intensità di lavoro manuale e, di riflesso, ad alto valore aggiunto.
Il contagio transatlantico e i numeri del crollo a Piazza Affari
Se ieri, sui mercati americani, il brusco ridimensionamento di colossi come Charles Schwab, LPL Financial e Raymond James Financial aveva rappresentato il primo, inequivocabile segnale, oggi l’effetto valanga ha investito con violenza anche le principali realtà italiane del settore. Banca Mediolanum ha lasciato sul terreno il 9,57%, un arretramento che non si registrava da tempo e che ha trascinato al ribasso l‘intero comparto -8. Fineco ha ceduto il 9,05%, mostrando una reattivitá eccessiva alle notizie d’Oltreoceano, mentre Banca Generali – nonostante i conti diffusi proprio in queste ore e sostanzialmente in linea con le attese – ha subito un calo del 7,59% -2-8. Resiste meglio, seppur in forte flessione, Azimut, che ha chiuso con una perdita del 4,49% -1-8.
È un movimento, quello che ha investito i titoli, che appare guidato più dall’emotività che da una rielaborazione analitica delle effettive vulnerabilità dei singoli istituti. Lo strumento lanciato da Altruist, accessibile ai consulenti previo pagamento di un canone mensile di sessanta dollari, non richiede infatti che gli asset della clientela siano custoditi presso la piattaforma stessa, una caratteristica, questa, che ne accresce la pervasività potenziale ma che al contempo non cancella, né potrebbe farlo a brevissimo termine, il ruolo di interfaccia umana e di interpretazione dei bisogni complessi che il consulente finanziario continua a ricoprire -9.
Lo spread e il contesto macroeconomico, spettatori silenziosi
All’ombra di questo terremoto settoriale, i consueti indicatori del rischio sovrano e della salute macroeconomica hanno giocato un ruolo del tutto marginale. Lo spread tra Btp e Bund, parametro storicamente sensibile agli scossoni del mercato secondario, ha chiuso la seduta in lieve allargamento ma sostanzialmente stabile a 60,6 punti base, con il rendimento del decennale italiano sceso al 3,39% -6-8. Il dato, che potrebbe apparire contraddittorio in una giornata di vendite generalizzate, conferma semmai la natura circoscritta – sebbene intensa – del sell-off: a essere colpiti non sono stati i titoli di Stato né l’intero paniere dei bancari, ma specificamente quelle società il cui modello di business fa della consulenza e della gestione attiva del risparmio il proprio perno strategico.
I dati sulla produzione industriale italiana, frenata a dicembre con una variazione negativa dello 0,4% congiunturale, e le attese per il job report americano, poi rivelatosi sorprendentemente robusto, hanno agito da sfondo, contribuendo alla debolezza generalizzata del listino ma senza determinare la direzione del movimento più brusco -1. L‘indice Ftse Mib ha chiuso in calo dello 0,62% a 46.510 punti, un dato aggregato che maschera però la violenza delle correzioni sui singoli titoli del risparmio gestito e che racconta di una seduta vissuta su due piani paralleli e distanti.
La tecnologia come variabile indipendente e la reazione istintiva dei listini
L’impatto dell‘annuncio di Altruist – il cui strumento, secondo quanto dichiarato dalla società, non si limita alla mera elaborazione fiscale ma sfrutta modelli di deep learning per la lettura e l’interpretazione di documenti finanziari eterogenei – ha innestato un meccanismo che gli operatori di Borsa conoscono bene. In assenza di parametri certi per quantificare la velocità di adozione di queste tecnologie, la reazione istintiva del mercato è stata quella di scontare nel prezzo un potenziale di erosione dei margini futuro; un’erosizione che, allo stato attuale, rimane però in larga parte una variabile speculativa -3-4. Non è un caso, del resto, che alcuni fra i principali istituti internazionali abbiano iniziato a suggerire un approccio piú cauto, definendo la svendita delle ultime ventiquattr‘ore come “eccessiva e ingiustificata” alla luce delle reali prospettive di breve periodo.
A Milano, intanto, il rimbalzo tecnico di alcuni titoli industriali e utility – su tutti Italgas, in rialzo del 2,21%, e Telecom Italia, cresciuta del 2,18% – ha offerto un parziale contrappeso al crollo del comparto finanziario, senza tuttavia riuscire a invertire il segno negativo dell’indice principale -1. L‘intera seduta ha cosí assunto la fisionomia di una selezione brutale, quasi binaria: da un lato i titoli percepiti come presidianti un core business presidiabile dall’intelligenza artificiale generativa, dall‘altro quelli che a tale minaccia, per dimensione o per diversificazione, sembrano per ora sottrarsi.




