Sayf con Alex Britti e Mario Biondi a Sanremo 2026, il trio e il testo della cover Hit the road Jack

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ci sono parole, nel vasto repertorio della musica popolare, che sembrano scolpite nel marmo del Novecento, e Hit the road Jack è certamente una di quelle, un brano che, nato dalla penna di Percy Mayfield e consegnato all'eternità dalla voce inconfondibile e dal pianoforte di Ray Charles nel 1961, racconta – attraverso un dialogo serrato e pieno di risentimento tra una donna e il suo uomo – la fine di una convivenza, l'atto di mandare qualcuno a quel paese con un ritmo che è insieme un lamento e una liberazione. Ebbene, quel pezzo, che valse a Charles un Grammy come miglior canzone R&B e che le generazioni successive hanno imparato a conoscere anche grazie alla versione tradotta di Adriano Celentano, Dove vai Jack? del 1981, ritornerà sul palco dell'Ariston per la settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, ma lo farà in una veste nuova, affidata a tre artisti che quel soul, quel blues e quella capacità di mescolare i generi ce l'hanno nel dna. Sarà infatti Sayf, il giovane cantante e rapper genovese di origini tunisine, uno dei nomi più interessanti della nuova scena urban italiana, a cimentarsi con questo classico durante l'attesa serata delle cover, e lo farà circondandosi di due interpreti che con quel mondo musicale hanno un legame profondo e autentico: il chitarrista e cantautore romano Alex Britti e il cantante catanese Mario Biondi, voce soul per eccellenza del panorama italiano e internazionale.

Per Sayf, al secolo Adam Viacava, nato a Genova nel 1999 da padre italiano e madre tunisina, e cresciuto tra la città della Lanterna e la Riviera ligure, calcare quel palco rappresenta il debutto assoluto nella categoria Big, un approdo naturale per un ragazzo che ha imparato a suonare la tromba alle scuole medie e che, intorno ai quattordici anni, ha scoperto il rap come forma di espressione, passione che lo ha portato a farsi le ossa nei collettivi e a pubblicare progetti sempre più maturi fino all'EP Se Dio Vuole e al successo estivo di Sto bene al mare, inciso insieme a Marco Mengoni e Rkomi. La sua cifra stilistica, del resto, è proprio questa versatilità, la capacità di muoversi agilmente tra il racconto cantautorale e le barre più dure, tra le influenze arabe che gli vengono dalla famiglia materna e la tradizione dei cantautori genovesi, un crogiolo che lo rende l'interprete ideale per rileggere un brano che di dialogo e di mescolanza vive; non a caso, il suo nome d'arte, Sayf, in arabo significa proprio "spada", un'immagine di taglio e precisione che ben si addice a chi deve maneggiare con cura un classico senza tempo. La scelta di chiamare accanto a sé Mario Biondi e Alex Britti, poi, dice molto della direzione che si vuole dare a questa reinterpretazione: Biondi, che negli anni Ottanta faceva da spalla a giganti come lo stesso Ray Charles, ha costruito la sua carriera su un timbro baritonale caldo e vellutato che riecheggia le voci di Lou Rawls e Isaac Hayes, diventando un punto di riferimento del soul jazz in Italia. Britti, dal canto suo, chitarrista blues fin da ragazzino, ha avuto modo di condividere il palco con il mito di Albany in un'occasione speciale, quando nel 2001, proprio al Festival di Sanremo, accompagnò Ray Charles in un'interpretazione di Nel blu dipinto di blu, un incontro tra generazioni che oggi assume quasi i contorni di una staffetta ideale.

E proprio la notizia di questo trio, che promette di unire la verve giovanile e la tromba di Sayf, che nei live ama concedersi scale e assoli jazz, con l'eleganza della chitarra di Britti e la profondità inconfondibile della voce di Biondi, è circolata nei giorni scorsi anche attraverso un simpatico siparietto social: pare che Sayf abbia creato una chat WhatsApp dal nome "Raga facciamo la cover insieme" per proporre l'idea a Britti e Biondi, ricevendo da entrambi dei laconici "No" che non lo hanno però scoraggiato. Anzi, con la determinazione di chi crede in un progetto, il giovane artista ha cambiato il nome del gruppo in "Hit the road Jack" e ha inviato un fotomontaggio che ritraeva i tre musicisti su uno sfondo di fuochi d'artificio, con la scritta "Carichi" e con l'immagine di Ray Charles a fare da testimone e garante dell'operazione. La scelta del brano, del resto, è tutt'altro che casuale: si tratta di un pezzo che ha segnato la storia della musica, inserito da Rolling Stone nella lista delle cinquecento canzoni più belle di tutti i tempi, e che racconta di un allontanamento, di un "vattene Jack e non tornare più", parole che però – viene da sorridere – non varranno certo per Sayf, al suo debutto sul palco dell'Ariston in quella che si spera sia solo la prima di una lunga serie di partecipazioni.

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