La serata delle cover incorona Ditonellapiaga e TonyPitony, al secondo posto Sayf con Britti e Biondi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’era una volta, e forse c’è ancora, la necessità di una boccata d’ossigeno in un Festival che a volte rischia di prendersi troppo sul serio. La quarta serata del settantaseiesimo Festival di Sanremo, quella dedicata alle rivisitazioni e ai duetti, ha assolto proprio a questo compito: svegliare il pubblico, divertirlo e, ciliegina sulla torta, regalare una classifica che vedesse trionfare due artisti forse non pronosticati alla vigilia. Parliamo di Ditonellapiaga e TonyPitony, la cui interpretazione di “The lady is a tramp”, il classico senza tempo reso celebre da Frank Sinatra e qui riletto in chiave moderna, ha convinto la giunta composta da sala stampa, radio e pubblico. Non si è trattato di una semplice esecuzione vocale, va detto, ma di una performance totale, un vero e proprio numero da musical che mescolava canto, ballo e una presenza scenica notevole, capace di catturare l’attenzione dell’Ariston e dei telespettatori.
A precedere il loro trionfo, sul palco condotto da Carlo Conti e Laura Pausini – quest’ultima ha aperto le danze con un medley dei suoi successi tratti dall’album “Io canto 2” che includeva “Immensamente” e “Ritorno ad amare”, il tutto mentre gli sbandieratori mostravano messaggi come “Make music not war” – c’è stato spazio per una serie di esibizioni che hanno confermato, o in alcuni caso ribaltato, le impressioni avute durante le serate dedicate ai pezzi inediti. Il secondo posto è andato a Sayf, che affiancato da due mostri sacri come Alex Britti alla chitarra e Mario Biondi in versione Blues Brothers, ha offerto una potente versione di “Hit the Road Jack” di Ray Charles. Sul gradino più basso del podio, invece, si è piazzata Arisa: la sua interpretazione di “Quello che le donne non dicono”, brano manifesto di Fiorella Mannoia, è stata impreziosita dalla partecipazione del Coro del Teatro Regio di Parma, restituendo tutta l’intensità e la profondità del pezzo originale.
Scorrendo la top ten, resa nota al termine della serata, si trovano piazzamenti degni di nota che confermano come la varietà dei generi sia ormai il marchio di fabbrica di questa edizione. Al quarto posto si sono classificate le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, il cui “Occhi di gatto” ha scatenato un’ondata di pura nostalgia. Quinta posizione per Tredici Pietro che, con Galeffi e la band di Fudasca, ha sorpreso tutti portando sul palco Gianni Morandi per una rilettura corale di “Vita”. Seguono Sal Da Vinci con Michele Zarrillo (“Cinque giorni”), LDA e Aka7even con Tullio De Piscopo (“Andamento lento”), Nayt con Joan Thiele (“La canzone dell’amore perduto”), Dargen D’Amico con Pupo e il trombettista Fabrizio Bosso (“Su di noi”) e, a chiudere la top ten, Luchè con Gianluca Grignani (“Falco a metà”).
Il caso della diretta e il medley d’apertura con ospiti a sorpresa
Prima ancora che la gara entrasse nel vivo, la serata aveva già regalato un momento di televisione pura, destinato a far discutere e a riaccendere un dibattito linguistico che in Italia, si sa, è sempre molto sentito. Laura Pausini, nel presentare l’esibizione proprio dei futuri vincitori, si è rivolta alla direttrice d’orchestra Carolina Bubbico chiamandola “maestro”. La diretta interessata, con un tempismo perfetto, l’ha prontamente corretta: “Chiamami maestra”, ha detto con decisione. La Pausini, raccolta la sollecitazione al volo, ha ribadito: “Ah, preferisci maestra? Finalmente. Allora dirige la Maestra Carolina Bubbico”. Un siparietto, questo, che ha riportato l’attenzione sulla declinazione al femminile dei ruoli e dei titoli professionali. La Bubbico, tra l’altro, non è nuova al palco dell’Ariston: nel 2015 fu la più giovane arrangiatrice a dirigere l’orchestra per Il Volo, vincitori di quell’edizione.
La scelta di aprire le danze della competizione vera e propria è ricaduta su Elettra Lamborghini, che insieme alle Las Ketchup ha riportato alla mente il tormentone estivo “Aserejé” dei primi anni Duemila. Subito dopo, spazio a Eddie Brock, che ha duettato con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”. La loro performance, caratterizzata da una cifra stilistica che punta sull’urlo e sull’intensità, ha trovato in Moro un partner forse troppo simile, creando una sorta di raddoppio dell’energia grezza che, almeno secondo i gusti del pubblico e delle giurie, non è bastata per entrare nella top ten. Nel corso della serata, inoltre, è stato svelato il tanto chiacchierato “Mister X” comparso nella scaletta: si trattava di Alessandro Siani, apparso a più riprese per introdurre alcune esibizioni e portare la sua verve comica sul palco.




