Sanremo, la notte delle cover incorona Ditonellapiaga e TonyPitony, trionfo di stile e ironia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’era una volta, e per la precisione nella notte di venerdì 27 febbraio, la quarta serata del Festival di Sanremo 2026, quella dedicata ai duetti e alle cover, che da qualche anno a questa parte rappresenta un po’ il cuore pulsante della kermesse, capace di regalare al pubblico — e in fondo lo si è visto anche dagli ascolti, fermi a una media di 10,8 milioni di spettatori con il 65,6% di share, un dato che, se confrontato con il picco del 70,8% dell’edizione precedente, racconta di una flessione fisiologica ma non certo di un tracollo — emozioni e, talvolta, anche qualche sorprendente ribaltone. E di sorprese, in questa edizione numero 76 del Festival guidato da Carlo Conti, ce ne sono state parecchie, a cominciare dall’avvio spettacolare affidato a Laura Pausini, apparsa sul carpet esterno dell’Ariston per un medley che fondeva “Ritorno ad amare”, “Immensamente” e “Io canto”, una sorta di dichiarazione d’intenti per una serata che si preannunciava all’insegna della musica senza troppe mediazioni.
La classifica che conta, dal podio alle sorprese in top ten
Quando poi, nella notte fonda, sono stati sciolti i nodi della classifica — frutto del complicato sistema di voto che combina Televoto (34%), Giuria della Sala Stampa, Tv e Web (33%) e Giuria delle Radio (33%) — a trionfare è stata la coppia formata da Ditonellapiaga e TonyPitony, capaci di conquistare la vetta con una rilettura swing e irriverente de “The Lady Is a Tramp”, il classico reso celebre da Frank Sinatra e qui trasformato in un piccolo gioiello di teatro e musica, con tanto di coreografia e un’attitudine scenica che ha letteralmente stregato l’Ariston, merito anche dell’arrangiamento curato nei minimi particolari. Subito dietro di loro, a conferma di una tenzone artistica di altissimo livello, si è piazzato Sayf, che insieme ad Alex Britti e Mario Biondi ha imbracciato la sfida di “Hit the Road Jack” di Ray Charles, trasformando il palco in una riedizione in chiave moderna del sound dei Blues Brothers, mentre la medaglia di bronzo è andata ad Arisa, sostenuta dalla potenza evocativa del Coro del Teatro Regio di Parma per “Quello che le donne non dicono”, il manifesto di Fiorella Mannoia che nella sua versione ha assunto contorni quasi solenni e commoventi. E se la top ten ha visto piazzarsi anche le Bambole di Pezza con Cristina D’Avena in “Occhi di gatto” (quarte), Tredici Pietro con Gianni Morandi, Galeffi e Fudasca in “Vita” (quinti) e Sal Da Vinci con Michele Zarrillo in “Cinque giorni” (sesti), non si può non menzionare l’ingresso di LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo (“Andamento lento”), Nayt con Joan Thiele (“La canzone dell’amore perduto”), Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso (“Su di noi”) e Luchè con Gianluca Grignani (“Falco a metà”) a chiudere la graduatoria dei primi dieci.
La notte di Mister X e il ritorno di Bianca Balti, tra ironia e commozione
A inframmezzare le esibizioni, come da copione, ci hanno pensato gli ospiti e i momenti di pura televisione, primo fra tutti l’attesissimo “Mister X” della scaletta, che altri non era se non Alessandro Siani, chiamato dal palco a dialogare con Conti in una serie di battute che hanno toccato, con la consueta leggerezza partenopea, alcuni dei temi caldi di questo festival — da Can Yaman a Lapo Elkann, passando per la querelle Morgan-Chiello, con Siani che ha scherzato sull’assenza del primo e sulla presenza “fantasma” del secondo — in un continuo gioco di rimandi che ha alleggerito la tensione di una maratona lunga e complessa. Sul fronte della conduzione, a fianco di Conti e Pausini è tornata Bianca Balti, già ospite nella passata edizione, che con la sua presenza — un anno dopo la diagnosi e la battaglia contro il tumore — ha voluto testimoniare non solo una forza interiore che va oltre l’estetica, ma anche un messaggio di resilienza e speranza, raccontato attraverso un abito a sottoveste rosa e un bolero dorato, e sottolineato dalle parole di Pausini che l’ha definita “un orgoglio, una forza della natura”.
Le pagelle del dopo Festival, tra acuti e qualche passo falso
La macchina delle pagelle, inevitabile termometro del gradimento di critica e pubblico, ha naturalmente premiato senza riserve l’esibizione di Arisa, per molti versi considerata la vera rivelazione emotiva della serata — c’è chi ha parlato di “10 e lode” per la capacità di restituire al brano la sua natura profonda — e quella di Ditonellapiaga, giudicata un’esplosione di energia e ironia, mentre non sono mancate le voci meno entusiaste per alcune performance giudicate opache o poco centrate, come nel caso di Chiello, che per la sua versione di “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco è stato accompagnato dal maestro Saverio Cigarini al posto del previsto Morgan — un divorzio artistico consumato nelle ore precedenti, con il primo che ha parlato di mancata alchimia e il secondo di una scelta per non “oscurare” il giovane collega — finendo per raccogliere critiche per alcune imprecisioni e un’interpretazione giudicata non all’altezza. E se il duetto tra Fedez e Marco Masini su “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini ha convinto a metà, premiato per l’azzardo ma non per la perfetta riuscita, quello tra Leo Gassmann e Aiello su “Era tutto già previsto” di Cocciante ha invece convinto per la chimica e l’intensità, dimostrando ancora una volta come la musica, a Sanremo, sia sempre e comunque la vera protagonista, al di là di ogni altra considerazione.




