Milano, lo schianto del 19enne Maechel Dantone: la boxe, le moto e quel rosso bruciato
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Redazione Interno
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Non c’era violenza nel suo sguardo, in quelle fotografie appese ai fiori appassiti dal caldo di piazza Prealpi, bensì una determinazione che sapeva di sfida – la stessa, forse, che gli faceva tenere la guardia alta sul ring. Maechel Dantone, per tutti «Mike» o «el cubano» nel ristretto mondo della boxe giovanile milanese, aveva 19 anni e un’esistenza costruita attorno a due passioni gemelle: i guantoni e la velocità su due ruote. L’altra notte, però, all’incrocio tra via Masolino da Panicale e piazza Prealpi, il suo scooter Honda SH 125 ha incontrato una Citroen C3. E l’impatto, violentissimo, ha spezzato ogni cosa.
La dinamica e il rosso ignorato
Erano circa le 2 quando, secondo le prime e ancora parziali ricostruzioni, Mike avrebbe superato un semaforo rosso. Forse un attimo di distrazione, forse la fiducia eccessiva in quella carreggiata asciutta: fatto sta che la sua traiettoria è finita dritta addosso alla fiancata dell’auto guidata da una trentaduenne, rimasta miracolosamente illesa. L’urto laterale non ha lasciato scampo al centauro, sbalzato dalla sella sull’asfalto in un groviglio di lamiere. Trasportato d’urgenza in codice rosso al Niguarda, Maechel è morto alle 3:30. Di lui, gli inquirenti hanno già sequestrato lo scooter e i vestiti, mentre la conducente della Citroen – le cui iniziali sono S.G. – è stata sottoposta ai consueti accertamenti per escludere l’abuso di alcol o stupefacenti.
«El cubano», il cimitero e il saluto alla nonna
C’è un dettaglio che i compagni di palestra non smettono di ripetere, quasi fosse un’ossessione dolorosa: prima di mettersi in sella quella notte, Mike si era fermato al cimitero. Una deviazione silenziosa, compiuta da solo, per portare un saluto alla nonna. Un gesto intimo che restituisce l’immagine di un ragazzo diviso tra la tenerezza degli affetti familiari e la vita spericolata da centauro. Nel pomeriggio successivo allo schianto, il sole batte duro su quell’angolo di via Michelino da Besozzo, vicino a un cantiere. Eppure due ragazze in tuta nera rimangono lì, strette in un abbraccio bagnato di lacrime, mentre attorno a loro si accumulano mazzi di fiori e i resti di tre bombolette spray. Qualcuno le ha usate per scrivere messaggi d’affetto con vernice bianca e rossa, direttamente sul palo della segnaletica.
Il pellegrinaggio laico degli amici e i messaggi a vernice
«Sei nei nostri cuori, campione» si legge tra una scritta e l’altra, in un pellegrinaggio spontaneo che non ha nulla di religioso ma molto di quella devozione terrena riservata ai giovani morti troppo presto. Lo sguardo di Mike nelle foto è sicuro, quasi sfrontato – la posa da pugile con la guardia pronta. La sua origine sudamericana gli aveva regalato il soprannome «el cubano», ma sul ring della palestra di periferia lui era semplicemente Mike: uno che incassava i colpi e rispondeva con gli interessi. Nessuno, tra quelli che ieri hanno lasciato un biglietto o una rosa accanto al palo, sembra voler giudicare il semaforo rosso bruciato. Si limitano a piangere un amico che amava i motori e la boxe, e che per un attimo di eccessiva confidenza con la notte ha perso tutto.
Niguarda, i rilievi e l’assenza di altri testimoni
Resta ancora da chiarire se con Mike, sullo scooter, ci fosse un altro centauro. Le testimonianze raccolte finora non concordano su questo punto, e gli investigatori stanno setacciando le telecamere di sorveglianza della zona – molte delle quali, purtroppo, puntano verso il cantiere e offrono inquadrature parziali. La donna alla guida della Citroen C3, dopo lo schianto, si è fermata subito. Ha chiamato i soccorsi ed è rimasta sul posto fino all’arrivo della polizia locale, che ha eseguito i rilievi di rito. Nessuna misura cautelare è stata adottata nei suoi confronti, almeno per ora. Dell’incidente si parlerà ancora nelle prossime settimane, quando la consulenza tecnica sulla dinamica e sui tempi del semaforo sarà completata. Ma qui, a Milano, in piazza Prealpi, il dolore non aspetta i tempi della burocrazia. Si accovaccia accanto ai fiori, si legge nelle bombolette scaricate e nelle magliette della boxe lasciate come ex voto. E chiude ogni discussione.
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