La Corte Suprema blocca Trump: stop alle espulsioni dei venezuelani
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Redazione Esteri
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Un’altra battuta d’arresto per Donald Trump nella sua politica migratoria. Nelle prime ore di sabato, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ordinato all’amministrazione repubblicana di sospendere l’espulsione di una trentina di cittadini venezuelani, trattenuti nel centro di detenzione per immigrati di Bluebonnet, ad Anson, nel Texas settentrionale. I migranti, accusati di far parte di una gang criminale originaria del Venezuela, rischiavano di essere rimpatriati in base a una legge del 1798, l’Alien Enemies Act, invocata dal presidente per giustificare il provvedimento.
«Il governo è tenuto a non espellere alcun membro della presunta classe di detenuti fino a nuovo ordine di questa Corte», si legge nell’ordinanza firmata dai giudici, che hanno imposto una pausa forzata alle deportazioni. Una decisione che arriva dopo mesi di polemiche, durante i quali Trump aveva sostenuto che Caracas avesse infiltrato migliaia di membri del Tren de Aragua – un’organizzazione criminale nata nelle carceri venezuelane – per destabilizzare gli Stati Uniti. Tesi smontata dal Washington Post, che ha citato un rapporto del National Intelligence Council: secondo le conclusioni delle agenzie di intelligence, non esisterebbe alcun legame diretto tra la gang e il governo di Nicolás Maduro.
Quella del Texas, però, non è solo una questione di sicurezza. Il centro di Bluebonnet, già al centro di inchieste per le condizioni di detenzione, è diventato il simbolo di una politica sempre più dura verso i migranti, molti dei quali restano bloccati per mesi in attesa di un processo. Le autorità federali sostengono che i venezuelani fermati siano pericolosi, ma le prove presentate finora non hanno convinto i giudici, che hanno preferito frenare l’esecutivo.




