La Corte Suprema blocca le espulsioni di migranti venezuelani volute da Trump
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
A poche ore dalla deportazione di un gruppo di venezuelani, ritenuti affiliati alla gang criminale Tren de Aragua, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha imposto uno stop immediato alle espulsioni, ribadendo il proprio ruolo di contrappeso all’esecutivo. Con una decisione presa all’una di notte, i giudici — a maggioranza, con i soli dissensi dei conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas — hanno accolto il ricorso urgente presentato dall’American Civil Liberties Union (Aclu), che rappresentava i migranti già caricati su autobus in Texas, pronti per essere trasferiti in un carcere di massima sicurezza a San Salvador.
L’intervento della Corte arriva nel pieno dello scontro tra la presidenza Trump e il potere giudiziario, sempre più spesso chiamato a frenare le politiche migratorie dell’amministrazione. I detenuti, trattenuti nel centro di Bluebonnet, rischiavano di finire nel Cecot, la struttura salvadoregna nota per le durissime condizioni di detenzione, dove già si trovano circa duecento venezuelani espulsi dagli Stati Uniti. Un tribunale aveva precedentemente ordinato al governo di «facilitare» il rientro di uno di loro, Kilmar Abrego Garcia, ma la misura era rimasta inapplicata.
Quella notte, gli avvocati dell’Aclu — storica organizzazione in prima linea nella difesa dei diritti civili — hanno presentato un’istanza d’emergenza, ottenendo la sospensione delle espulsioni «fino a nuovo ordine». La Casa Bianca, che da mesi cerca di accelerare i rimpatri, soprattutto per chi è accusato di legami con gruppi criminali, ha visto così sfumare l’operazione all’ultimo momento.




