Venezuelani in Cile ballano per la cattura di Maduro, mentre a sinistra italiana piovono accuse a Trump
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Redazione Esteri
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Un'ondata di giubilo, ben lontana dai confini nazionali, ha travolto un gruppo di venezuelani esuli in Cile all'annuncio della cattura del presidente Nicolas Maduro. Nelle strade di Santiago, come raccontano le immagini, hanno preso a ballare e a cantare, sventolando la bandiera del loro paese d'origine in un clima di liberazione attesa da tempo. "Festeggiamo perché è caduta la dittatura, siamo felici perché abbiamo un paese libero", ha dichiarato Khaty Yanez, mentre un altro connazionale, Jose Gregorio, residente in Cile da sette anni, aggiungeva che "oggi è arrivato il giorno della libertà". Quelle celebrazioni spontanee, se da un lato disegnavano un chiaro quadro delle speranze di una parte della diaspora, dall'altro aprivano un capitolo di tensioni internazionali dagli sviluppi ancora tutti da decifrare, con Washington al centro della polemica.
Il dibattito politico italiano si infiamma sul caso
La notizia, che ha dell'eccezionale, ha immediatamente riverberato i suoi effetti nel dibattito politico italiano, spaccandolo lungo linee ideologiche ben precise. Mentre il centrodestra, almeno nelle sue componenti principali, mantiene per il momento un prudente silenzio, la sinistra e le forze antagoniste hanno scatenato una raffica di reazioni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha convocato d'urgenza una riunione di segreteria, segnale di un'attenzione massima alla crisi in atto. Ben più netta, com'era prevedibile, è stata la presa di posizione del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, il quale, in un post sui social, ha definito "aggressione americana" l'operazione, sottolineando come essa "non ha nessuna base giuridica". Una lettura che si colloca in perfetta sintonia con la piazza che si andava preparando a Torino.
Torino diventa il teatro della protesta antagonistica
La città della Mole, del resto, si preparava a un nuovo pomeriggio di potenziale tensione, dopo le giornate di guerriglia urbana seguite allo sgombero del centro sociale Askatasuna. In serata, infatti, i gruppi dell'estrema sinistra – tra cui Potere al Popolo, Osa e CambiareRotta – hanno indetto una manifestazione in piazza Castello, ufficialmente in solidarietà a Maduro e contro quello che hanno bollato senza mezzi termini come "attacco Usa" e "imperialismo". Una mobilitazione che dimostra come la questione venezuelana continui a fungere da potente catalizzatore per frange politiche antagoniste, pronte a scendere in strada non appena la politica estera di Donald Trump, di nuovo presidente degli Stati Uniti, assume toni così diretti e interventisti.
Le reazioni internazionali e l'ombra di Mosca
A confermare la gravità dello scenario internazionale è giunta, quasi in contemporanea, la ferma condanna da parte della Russia. Il ministero degli Esteri russo ha rilasciato un comunicato, diffuso su Telegram, in cui parla senza ambagi di "aggressione armata degli Usa contro il Venezuela". "Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata", si legge nel testo, che esprime "profonda preoccupazione e condanna". Mosca, che storicamente sostiene il governo di Caracas, ha quindi invitato a evitare qualsiasi escalation, dichiarandosi pronta a sostenere il dialogo. Una posizione che contrappone nettamente il Cremlino alla Casa Bianca e che rischia di trasformare il Venezuela in un nuovo, pericoloso terreno di scontro geopolitico, mentre i servizi d'informazione americani, come il New York Times, riportano di morti e feriti nell'operazione.




