Giro, Milan conquista Roma: "Grazie alla spinta del mio Friuli"
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Redazione Sport
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La centonovesima edizione del Giro d'Italia si è chiusa esattamente come molti pronostici avevano indicato alla vigilia, con Jonas Vingegaard che è stato incoronato re della Corsa Rosa in una giornata romana illuminata da un sole splendente tra i monumenti della Capitale; il danese ha così raggiunto un traguardo che lo consegna alla storia del ciclismo, entrando nell’esclusivo club di chi – come Anquetil, Gimondi, Merckx e solo sette altri prima di lui – può vantare nel proprio palmarès la vittoria delle tre grandi corse a tappe: Giro, Tour e Vuelta.
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L’ultima frazione, una Roma-Roma di 131 chilometri con partenza dal quartiere Eur e arrivo al Circo Massimo, è stata una passerella a velocità assai moderata, come da tradizione, ma ciò non ha impedito a Jonathan Milan di regalare un finale esplosivo a una carovana che pure aveva già da tempo esaurito i suoi brividi in classifica. bikeitalia +3
La consacrazione di Vingegaard tra le lacrime di un campione
Se c’è una narrazione che questa edizione ha definitivamente riscritto – quella che dipingeva Jonas Vingegaard come un atleta incapace di emozionarsi –, il pomeriggio romano l’ha sepolta sotto una valanga di commozione autentica: quando ha ricevuto il Trofeo Senza Fine, il volto del danese era solcato dalle lacrime, e quelle stesse lacrime sono tornate sul podio, restituendo al pubblico l’immagine inedita di un uomo finalmente libero dall’armatura del campione impassibile. corriere +3
Vestito con la maglia rosa della consacrazione, Vingegaard ha dimostrato sul circuito capitolino – ripetuto otto volte tra il Colosseo, Piazza Venezia e il Lungotevere – di appartenere a quell’altra dimensione che lui stesso, in una recente dichiarazione, aveva contrapposto alla logica della playstation, dove tutto è prevedibile e programmabile. giroditalia +3
La sua impresa diventa ancora più significativa se si considera che, primo danese della storia a vincere il Giro d’Italia, l’atleta della Visma ha conquistato la “tripla corona” alla sua prima partecipazione alla corsa rosa, con un distacco abissale sugli inseguitori: oltre cinque minuti su Felix Gall e più di sei su Jai Hindley. sky +3
Milan e la volata del riscatto: il Friuli come traino emotivo
Nel giorno del trionfo di Vingegaard, però, l’Italia ha potuto comunque esultare per l’ultimo atto della corsa, quello che ha regalato a Jonathan Milan il successo allo sprint che aveva inseguito per tre settimane senza mai riuscire a centrare. cyclinside +3
Il friulano, già vincitore della classifica a punti nell’edizione precedente, ha atteso l’ultima occasione utile per piazzare la sua volata devastante: uscito dalla scia del compagno Walscheid nei rettilinei finali del Circo Massimo, il “toro di Buja” ha dominato la volata lasciandosi alle spalle Giovanni Lonardi e il francese Paul Penhoet. giroditalia +3
A fare la differenza, come lo stesso Milan ha raccontato, è stata la spinta emotiva ricevuta il giorno prima, quando la tappa si era interamente svolta in Friuli: «Mi piacciono gli arrivi di questo tipo, il Friuli ieri mi ha dato una bella spinta e una bella motivazione», ha dichiarato ai microfoni della RAI, spiegando come il calore della sua gente abbia trasformato la pressione in carburante per una prestazione che chiude con il sorriso un Giro ricco di piazzamenti ma finora privo di soddisfazioni personali. gazzetta +3
Una Visma perfetta e il dominio senza rivali
La squadra olandese, del resto, ha letteralmente fatto quello che ha voluto in questa edizione, collezionando sei tappe e il successo nella classifica a squadre, e lasciando comunque spazio – talvolta per volontaria rinuncia, come nel caso della neutralizzazione dell’ultimo giro del circuito di Milano voluta da Vingegaard senza mandato dei colleghi – ad altri protagonisti. malpensa24 +3
Il danese ha vinto cinque delle sei tappe con arrivo in salita, un’egemonia che richiama alla mente il dominio esercitato da Pogacar nell’edizione del 2024, anche se con uno stile profondamente diverso: dove lo sloveno esulta lanciando borracce ai bambini, Vingegaard celebra con la compostezza di un monaco di clausura, e questo non è certo un demerito. repubblica +3
La sua corsa è stata perfetta, senza un attimo di cedimento, e il distacco finale di oltre cinque minuti sul secondo classificato racconta meglio di qualsiasi altra analisi la forza di un campione che ha saputo gestire ogni fase della competizione con una maturità tattica raramente vista. cyclinside +3
Il podio e l’Italia che riparte da Piganzoli
A completare il podio della generale, alle spalle di Vingegaard e dell’austriaco Felix Gall, è salito l’australiano Jai Hindley, mentre il migliore degli italiani – a conferma di una classifica che lascia pochi spazi ai padroni di casa – è risultato Davide Piganzoli, giunto all’ottavo posto finale in qualità di gregario proprio del danese vincitore. ilgiornale +3
Non meno significativa, dal punto di vista umano e sportivo, la prestazione di Damiano Caruso: il siciliano, che a 38 anni ha dato l’addio al Giro con un nono posto nella generale, ha chiuso la sua avventura nella corsa rosa con una prestazione che restituisce dignità a una carriera lunga e generosa. gazzetta +3
Nella volata di Roma, infine, va segnalato il tentativo di Filippo Ganna – che ha cercato di sorprendere tutti con un’azione solitaria nei giri finali del circuito – subito seguito da Sobrero e Stuyven, azione poi rientrata a tre chilometri dal traguardo, quando ormai la volata era diventata ineluttabile.
La maglia ciclamino, quella della classifica a punti, è andata invece al francese Paul Magnier, che ha dominato la graduatoria dall’inizio alla fine, mentre Milan si è dovuto accontentare del secondo posto. corriere +3




