Milano, la colazione con baratto di Cattelan in piazza Duomo apre la Design Week 2026
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il capoluogo lombardo si prepara a trasformarsi, come ogni anno, nel laboratorio a cielo aperto del design globale, un appuntamento ormai consolidato – e volutamente dissonante rispetto agli allestimenti patinati dei grandi marchi – si ripresenta per dare il via alla settimana. Lunedì 20 aprile, alle sette del mattino (un orario che, per gli standard del mondo della creatività, ha quasi del provocatorio), il sagrato del Duomo farà da cornice alla seconda edizione della “colazione” organizzata dall’artista Maurizio Cattelan. Dopo il successo dello scorso anno, quando nonostante la levataccia una folla sorprendente aveva invaso i gradini della cattedrale, l’enfant terrible dell’arte contemporanea alza la posta: non solo caffè (offerto da Lavazza) e brioche, ma anche e soprattutto baratto.
L’invito, diffuso in queste ore, è volutamente criptico e giocoso. Si chiede ai partecipanti di presentarsi con un oggetto “strano, brutto, bello, originale, banale, come ti pare”; l’unica condizione, recita il testo, è che “possa stare tra le mani”. L’operazione, che l’artista conduce insieme al critico e giornalista Nicolas Ballario, trasforma così uno dei luoghi più simbolici e istituzionali della città in un mercato delle pulci temporaneo, privo di logiche commerciali tradizionali. È una sfida all’aura sacra dell’oggetto da collezione, un’idea che richiama alla mente la poetica dell’artista padovano, lo stesso che ha inchiodato una banana al muro con il nastro adesivo, trasformandola in un’icona discusso del mercato dell’arte.
Le regole del gioco e la geografia diffusa del Fuorisalone
Non si tratterà di un semplice flash mob mattutino. L’operazione, infatti, gode del supporto del Museo del Novecento e del Comune, e la novità principale di questa edizione risiede proprio nello scambio. L’invito a portare un oggetto banale o buffo ha lo scopo di innescare meccanismi di relazione diretta tra i partecipanti, ma c’è un’ulteriore stortura che rende l’evento interessante per gli addetti ai lavori: alcuni designer di fama (tra i nomi circolati, anche se non confermati ufficialmente per il 2026, ci sarebbero esponenti del calibro di Stefano Seletti o Fabio Novembre) hanno aderito, portando con sé un loro pezzo iconico. Teoricamente, chiunque potrebbe barattare un cimelio sentimentale con un oggetto di design di valore, in una performance che smonta i consueti meccanismi di domanda e offerta.
Questa performance mattutina, in calendario per il 20 aprile, funge da apripista per un programma fittissimo che, fino al 26 aprile, invaderà i distretti della città. Il Fuorisalone 2026, che coincide con il Salone del Mobile di Rho (in programma dal 21 al 26), si snoderà attraverso i poli tradizionali di Brera, Tortona, Isola e Porta Venezia, spaziando tra mostre, installazioni immersive e happening. Il tema scelto per quest’anno, “Essere Progetto”, riflette una visione del design non più inteso solo come produzione di oggetti finiti, ma come pratica viva, capace di inglobare l’errore e la sperimentazione.
L’automotive e le contaminazioni nel centro di Milano
Parallelamente alla provocazione artistica di Cattelan, la Design Week conferma la sua capacità di attrarre settori apparentemente distanti, come quello dell’automotive. In una città che, come si legge nelle cronache, “detta il ritmo del design contemporaneo”, anche i marchi automobilistici cercano la loro fetta di ribalta. Lotus, per esempio, tornerà a farsi vedere con una mostra intitolata “IN PROGRESS” all’interno dello spazio “Haus of Automotive”, un’installazione che promette di esplorare l’estetica del “non finito” e l’anatomia del brand britannico lontano dai saloni tradizionali. Non si tratta di semplice esposizione di concept car, ma di una vera e propria “autopsia ad alta velocità” del proprio linguaggio visivo, come hanno definito alcuni addetti ai lavori.
L’evento di piazza Duomo, in questo senso, rappresenta l’altra faccia della medaglia: mentre i grandi distretti espositivi (come Brera con le sue oltre 300 iniziative o Tortona con il rinnovato claim “Design to Change Everything”) ospitano le grandi firme e le innovazioni tecnologiche, l’iniziativa di Cattelan punta a riconquistare la dimensione umana, sporca e ironica del rapporto con gli oggetti. È un ribaltamento di prospettiva che ha funzionato l’anno scorso, quando l’unico vero “valore” richiesto era la sveglia puntata, e che quest’anno arricchisce con l’incertezza del baratto: un rischio calcolato per chi, in fondo, cerca qualcosa di più autentico del solito gadget promozionale.
L’oggetto come pretesto relazionale
La scelta di Maurizio Cattelan di tornare a bussare alle porte di un evento mastodontico come la Design Week non è casuale. Se il Salone del Mobile rappresenta il tempio della produzione seriale e del lusso, la colazione in piazza rappresenta il controcanto: un rituale collettivo dove l’oggetto (l’icona del design) si spoglia della sua funzione commerciale per diventare puro pretesto di socialità. Del resto, l’artista ha sempre giocato con il concetto di valore, come dimostrato dalla celebre opera “Comedian” (la banana attaccata al muro), diventata un simbolo della speculazione contemporanea.
L’appuntamento, quindi, non è solo per i professionisti del settore o per i critici. È una chiamata alle armi per i milanesi e per i turisti: presentarsi con un oggetto che “sta tra le mani”, senza infingimenti, per vedere se lo sguardo dell’altro lo trasformerà in un tesoro o in un rifiuto. Organizzata con il sostegno di Living Corriere della Sera, l’iniziativa promette di replicare la magia surreale dell’anno scorso, quando slogan e musica (con tanto di concerto finale dei mariachi) avevano scaldato l’alba grigia del capoluogo. Che si tratti di un’opera d’arte partecipata o di una semplice colazione tra sconosciuti, poco importa: l’importante è esserci, con le mani occupate e il caffè (quello, non barattabile) a scaldare le dita.




