Bitcoin giù, oro su: il rapporto tra i due tocca minimi storici nel 2026
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Redazione Economia
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Non bastava la pressione esercitata dai listini azionari, che continuano a segnare record su record, o la fuga di capitali dai prodotti di investimento collegati alle valute digitali; a complicare ulteriormente il destino di Bitcoin ci ha pensato, nelle ultime ore, un indicatore piuttosto grezzo ma storicamente significativo come il rapporto con l'oro. La regina delle criptovalute, scesa stabilmente sotto la soglia dei 70.000 dollari fino a toccare i minimi da febbraio a 65.
385 dollari su Coinbase, ha visto il suo valore in termini di metallo prezioso crollare a livelli mai toccati prima. Oggi, un singolo Bitcoin consente di acquistare appena 15,9 once del metallo giallo, una quotazione lontanissima dalla media di lungo periodo che si aggirava intorno alle 63 once. Un dato, questo, che alcuni analisti non hanno esitato a definire come il momento piú "ipervenduto" dell'intera storia del digitale nei confronti della riserva aurea fisica.
La divergenza tra Wall Street e il crollo delle leverage
Mentre il mercato azionario USA, con S&P500 e Nasdaq, continua a macinare nuovi massimi storici trainato dalle aspettative sull'intelligenza artificiale, il comparto crypto subisce una delle sue battute d'arresto piú violente dell'anno. La seduta del 2 giugno, coincisa con la Festa della Repubblica, ha chiuso con un tonfo del 6,52% per Bitcoin, una flessione giornaliera che non si registrava dallo scorso febbraio.
A rendere il quadro ancora piú drammatico per gli speculatori sono state le liquidazioni: negli ultimi giorni sono stati spazzati via dal mercato circa 1,8 miliardi di dollari in posizioni leveraged, di cui 774 milioni solo in long su Bitcoin. Si tratta di un vero e proprio bagno di sangue per chi aveva scommesso sul rialzo, un segnale inequivocabile che la leva finanziaria, in un contesto di liquidità in deflusso, amplifica la sofferenza invece di alleviarla.
La fuga degli istituzionali e il peso dell'ETF
A pesare sul sentiment non è solo la cronaca, ma anche e soprattutto la dinamica dei flussi istituzionali. Gli ETF spot su Bitcoin registrano ormai da dodici sedute consecutive deflussi netti, una serie negativa che non ha precedenti dalla loro introduzione. Nelle ultime tre settimane, solo da questi prodotti sono usciti oltre 4 miliardi di dollari, con il fondo iShares di BlackRock che ha subito la sua maggiore emorragia di sempre.
Un comportamento, questo, che racconta di un cambiamento di passo negli interessi dei grandi investitori: non piú assetto difensivo o ricerca di decentralizzazione, quanto piuttosto una corsa a inseguire i rendimenti, ben piú corposi e meno volatili, offerti dai colossi tecnologici o dalle infrastrutture per l'intelligenza artificiale.
L'incognita geopolitica e la tenuta psicologica dei 65mila
Se il contesto economico spinge verso l'azionario, quello geopolitico non aiuta certo l'appetito per il rischio. Le tensioni crescenti nel Golfo Persico e lo scenario di guerra tra Stati Uniti e Iran hanno riacceso la tradizionale fuga verso beni-rifugio per eccellenza: l'oro, che continua a mantenersi saldo nella zona di supporto tra i 4.400 e i 4.500 dollari l'oncia. Bitcoin, al contrario, viene percepito ancora come un asset speculativo, e in fasi di incertezza internazionale subisce la concorrenza spietata del metallo prezioso. Dal punto di vista tecnico, la soglia dei 65.000 dollari rappresenta ora l'ultimo baluardo prima di un potenziale tracollo verso i 60.000, livello considerato dagli analisti come il minimo ciclico di questo periodo. Il fatto che il fondo quoti a 65.385 dollari suggerisce che quel sostegno sia giŕ stato messo a dura prova, e la pressione al ribasso non accenna a diminuire.




