Trump ritira gli USA dagli accordi di Parigi sul clima
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nel suo primo giorno del secondo mandato presidenziale, Donald Trump ha firmato l'uscita degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi sul clima, definendolo "un furto a senso unico". Questo atto, che ha segnato un netto cambiamento nella politica energetica e ambientale degli Stati Uniti, è stato accompagnato da una serie di ordini esecutivi volti a ristabilire la supremazia delle fonti fossili sulle energie rinnovabili. Trump, durante il suo discorso di 29 minuti sotto la cupola di Capitol Hill, ha dissipato in un attimo l'eredità di oltre 30 anni di mediazione degli USA nei negoziati internazionali sulla lotta al cambiamento climatico.
Le scelte di Trump, sebbene mirate a rendere l'energia pulita più competitiva, contengono diversi paradossi. Da un lato, rischiano di nuocere al pianeta, aggravando il problema delle emissioni di gas serra; dall'altro, potrebbero avere ripercussioni negative anche sui cittadini statunitensi. Infatti, l'uscita dall'Accordo di Parigi, che secondo le regole della climatocrazia delle Nazioni Unite sarà effettiva solo dal prossimo anno, libererà gli USA dagli obblighi di ridurre le emissioni di gas serra, ma potrebbe anche compromettere la loro posizione di leadership nelle negoziazioni climatiche globali.
Nel contesto di questa nuova politica energetica, Trump ha firmato un centinaio di decreti tra Campidoglio e Capital One Arena, eliminando i 78 ordini esecutivi del suo predecessore. Tra questi, l'uscita dall'Accordo di Parigi è stata una delle mosse più attese e simboliche. Tuttavia, le contraddizioni insite in questa decisione sollevano interrogativi sul futuro delle politiche ambientali degli Stati Uniti e sulle loro implicazioni a livello globale.
Il ritiro degli USA dall'Accordo di Parigi rappresenta un punto di svolta nella politica climatica internazionale, con potenziali conseguenze sia per l'ambiente che per la società americana




