Venezia, il delfino Mimmo sfida i soccorritori e torna nella laguna
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Redazione Interno
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Nonostante i reiterati e complessi tentativi di allontanamento messi in atto da un nutrito gruppo di forze coordinate, il delfino soprannominato Mimmo, dopo essere stato condotto con pazienza verso il mare aperto, ha fatto ritorno nel bacino di San Marco nel giro di poche ore, riconfermando una persistenza che, se da un lato delizia i frequentatori della città, dall'altro alimenta serie apprensioni tra gli esperti. L'operazione, che si è resa necessaria a causa delle sue condizioni fisiche – presenta infatti due evidenti tagli sulla pinna dorsale – e del crescente disturbo arrecato dal traffico di imbarcazioni, alcune delle quali organizzano tour specifici per avvistarlo, ha visto l'impiego di un sonar per guidare il mammifero attraverso le acque della laguna.
L'operazione per un trasferimento delicato
Venerdì, sotto il coordinamento della Capitaneria di Porto, si è svolta una delicata manovra che ha coinvolto, oltre alla Guardia Costiera, i Vigili del Fuoco, la Guardia di Finanza, la Polizia Locale e la Protezione Civile, con la preziosa collaborazione scientifica dell'Università degli Studi di Padova. Le unità navali, servendosi della tecnologia a disposizione, hanno progressivamente indirizzato il cetaceo lontano dal cuore tumultuoso della città, spingendolo verso la zona dei Giardini della Biennale, un'area caratterizzata da fondali più profondi e, in teoria, più idonea a un suo progressivo reinserimento in mare. Qui, prima di immergersi e scomparire momentaneamente dalla vista, Mimmo è stato visto compiere alcuni balzi fuori dall'acqua, in un comportamento che ha lasciato spazio a un cauto ottimismo.
Un "adolescente" affamato e socievole
Le motivazioni che legano così strettamente l'animale a un ambiente tanto antropizzato affondano le proprie radici nella sua età e nel suo carattere. I ricercatori, tra i quali Sandro Mazzariol del Cert di Padova, lo classificano come un esemplare adolescente, di circa cinque o sei anni, il cui comportamento ricorda quello di un ragazzino. «Ogni volta che lo abbiamo osservato stava mangiando», ha sottolineato il ricercatore, descrivendo un appetito pressoché insaziabile che lo porta a ingurgitare qualsiasi cosa. Questa sua voracità, unita a una marcata socievolezza, lo spingerebbe a cercare il contatto con gli esseri umani e le loro imbarcazioni, trovando nella laguna, nonostante i pericoli, una fonte di cibo apparentemente facile e abbondante.
La sfida tra sicurezza e istinto
La sua prevedibile ricomparsa nel bacino di San Marco, avvenuta appena sei ore dopo il trasferimento, dimostra la complessità di una situazione nella quale l'istinto dell'animale e la sua ricerca di compagnia si scontrano con le legittime preoccupazioni per la sua incolumità. I danni riportati sulla pinna, sebbene non gravi, sono un monito sui rischi continui che corre, aggirandosi tra eliche e scafi in un'acqua resa torbida dal movimento. Le autorità, consce di questi pericoli, hanno già annunciato che nei prossimi giorni si tenterà nuovamente di accompagnarlo lontano, in una partita fatta di pazienza e determinazione, dove la volontà umana di proteggere deve fare i conti con la natura di un delfino che, per ora, non sembra intenzionato ad abbandonare la sua nuova casa.




