Obsession e il nuovo volto dell’horror: Curry Barker tra found footage e ossessioni cinematografiche
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un momento, nella genesi di ogni genere cinematografico, in cui l’artigianato digitale e la viralità online si trasformano in linguaggio. Osservando la traiettoria di Curry Barker, ventiseienne cresciuto a colpi di sketch virali su YouTube, viene da chiedersi se l’horror contemporaneo non stia vivendo un passaggio di consegne silenzioso ma inesorabile: il suo primo lungometraggio ufficiale, Obsession, arriverà nelle sale italiane il 14 maggio 2026 distribuito da Universal Pictures, forte di un’anteprima già celebrata al Toronto International Film Festival nella sezione Midnight Madness. Un’accoglienza, quella dei primi spettatori canadesi, che ha subito acceso i riflettori su un’opera la cui materia prima – lo si capisce dalla struttura narrativa – sembra giocare con l’ambiguità tra desiderio e autodistruzione.
Il film, che negli Stati Uniti sarà portato in sala da Focus Features, non è però il primo approccio di Barker al terrore. Nel 2024 aveva già realizzato Milk & Serial, un found footage horror girato con soli ottocento dollari che, una volta caricato sulla piattaforma, ha totalizzato oltre due milioni di visualizzazioni. Quel precedente, per quanto formalmente grezzo, gli ha aperto le porte di una certa comunità di appassionati; e oggi, con Obsession, il salto qualitativo appare netto. Alcuni critici non hanno esitato a paragonarne la portata a Lo squalo di Steven Spielberg, un azzardo retorico – ne sono consapevoli gli stessi recensori – ma non privo di fondamento, se si considera la capacità di Barker di fondere la poetica dell’orrore con un solido impianto drammatico.
L’ascesa di un enfant prodige del terrore
Curry Barker non è un nome uscito dal nulla. La sua parabola ricorda quella di Jordan Peele con *Get Out*, di Zach Cregger con *Barbarian* o dei fratelli Philippou con *Talk to Me*: comici o youtuber che si riappropriano dell’immaginario horror con uno sguardo straniato, capace di disinnescare i cliché per ricostruirli da capo. Nel caso di Barker, l’innesco è stato proprio *Milk & Serial*, un’operazione quasi clandestina che già conteneva i semi della sua estetica: tensione crescente, uso claustrofobico della camera a mano e una certa ossessione – appunto – per l’atto del guardare e dell’essere guardati. Nella sua intervista esclusiva rilasciata il 12 maggio, il regista ha raccontato senza filtri il proprio amore per il genere, da *Piccoli brividi* ai grandi classici del found footage come *The Blair Witch Project* o *Paranormal Activity*.
«Attento a ciò che desideri»: la trama come trappola psicologica
Sebbene i produttori mantengano un riserbo funzionale alla campagna promozionale, la sinossi ufficiale di *Obsession* gioca su un meccanismo narrativo classico ma rovesciato: quella che in apparenza sembra una comune storia di inseguimento tra vittima e persecutore si rivela presto un labirinto speculare, dove l’oggetto del desiderio coincide con la fonte della minaccia. Non a caso il sottotitolo informale che accompagna il film recita «attento a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi». Una formula, quest’ultima, che Barker ha dichiarato di aver voluto come chiave di lettura non tanto del plot quanto della sua idea di horror: un genere che, nelle sue parole, «non serve solo a spaventare, ma a restituire un’introspezione della società contemporanea».
Dalla cronaca nera allo psico-thriller: l’assenza di giudizio
Alcune sequenze di *Obsession* – quelle già mostrate a Toronto – hanno fatto parlare di rimandi impliciti a fatti di cronaca nera, sebbene il regista eviti qualsiasi ricostruzione realistica. I corpi, le ossessioni e i gesti estremi restano confinati in una dimensione simbolica, e l’inchiesta giudiziaria eventualmente evocata non trova spazio nella diegesi. È piuttosto un’indagine interiore: la macchina da presa di Barker, come già in *Milk & Serial*, non si sofferma sul dettaglio esplicito ma sul prima e sul dopo, sull’attesa e sul rimorso. Una scelta che ha convinto Focus Features a scommettere su di lui per il mercato nordamericano, e Universal a fissare l’uscita italiana al 14 maggio senza timori di confronto con altri titoli stagionali. Le recensioni, ancora a caldo dopo Toronto, parlano di «possibile nuovo titolo horror di alto livello»; il giudizio del grande pubblico, naturalmente, sarà solo quello della sala.
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