Barker e Parsons, gli youtuber della Generazione Z che stanno conquistando Hollywood con l’horror a basso costo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un filo rosso, sottile ma resistente, che lega le due più sorprendenti operazioni di successo di questo scorcio di stagione cinematografica: si tratta della capacità, tutta digitale, di trasformare un fenomeno da web in un fenomeno da multisala.

Due giovanissimi registi, entrambi cresciuti a pane e YouTube, stanno riscrivendo le regole del botteghino hollywoodiano – e non solo – con una formula che sembra quasi una provocazione nei confronti dei colossi della produzione. bestmovie +3

Da un lato Curry Barker, 26 anni, il cui Obsession (costato meno di un milione di dollari) continua imperterrito a scalare la top ten statunitense a distanza di quindici giorni dall’uscita, un’impresa che mancava dai tempi di E.T. per quanto riguarda i film usciti fuori dal periodo natalizio. ilmessaggero +3

Dall’altro Kane Parsons, che di anni ne ha appena venti, il cui Backrooms – prodotto da A24 con un budget di 10 milioni – ha debuttato direttamente al primo posto, forte di 81 milioni di dollari solo in Nord America e di un totale mondiale che veleggia verso i 120 milioni. bestmovie +3

Non si tratta, è bene sottolinearlo, di episodi isolati o di colpi di fortuna: è l’identikit di una nuova generazione di autori che rifiuta le gerarchie tradizionali, mescola horror e commedia (nel caso di Barker) o orrore esistenziale e creature digitali (nel caso di Parsons) e, soprattutto, parla direttamente alla Generazione Z, quella che ha trasformato il passaparola in un’arma di distruzione di massa per i record al botteghino. bestmovie +3

Dal seminterrato di YouTube alle sale, la scalata di Curry Barker con “Obsession”

La parabola di Curry Barker, nato in Alabama nel 1999, è emblematica di questa deriva “fai-da-te” che l’industria ha imparato a corteggiare.

Insieme al suo partner creativo Cooper Tomlinson, Barker aveva coltivato un seguito fedele su un canale YouTube (‘that's a bad idea’) che oggi conta oltre un milione e duecentomila iscritti, spaziando tra la comicità e un horror grezzo e disturbante. comingsoon +3

Il vero banco di prova è arrivato con Milk & Serial (2024), un lungometraggio girato con soli 800 dollari che, grazie a una viralità inaspettata, ha attirato l’attenzione degli studios. Forte di quel credito, Barker ha confezionato Obsession, un thriller soprannaturale che parte da una premessa classica – un ragazzo che usa un misterioso dispositivo per farsi amare dall’amica del cuore – per poi degenerare in una spirale di violenza e rituali macabri. screenweek +3

Ciò che lascia stupefatti, però, sono i numeri: il film non solo ha già superato i 148 milioni di dollari di incasso globale, ma ha registrato una crescita impressionante nel secondo e terzo week-end di programmazione (un +39% rispetto alla settimana d’esordio), un andamento che solitamente è appannaggio soltanto dei kolossal a trazione familiare. corriere +3

Il pubblico under 25 (che ha rappresentato il 75% degli spettatori) ha risposto con entusiasmo, e Hollywood ha ascoltato: Barker ha già in cantiere Anything but Ghosts (con Aaron Paul) e, ciliegina sulla torta, un accordo con la A24 per scrivere e dirigere il remake di un cult intramontabile come Non aprite quella porta. lascimmiapensa +3

Kane Parsons e il fenomeno “Backrooms”: quando il liminale diventa blockbuster

Se la storia di Barker è quella di un’ascesa fulminea, quella di Kane Parsons ha il sapore di una profezia che si autoavvera. Il giovane californiano, classe 2005, è cresciuto manipolando pixel e software di animazione 3D (come Blender) davanti a una schermo, e a nove anni aveva già aperto il suo canale YouTube. movieplayer +3

Nel 2022, appena sedicenne, Parsons ha ridato vita a una creepypasta nata su 4chan – quella degli uffici gialli infiniti, dei ronzii di neon e di un’angoscia che non ha mai una vera fuga – trasformandola in un cortometraggio virale, poi in una web serie di 24 episodi.

L’operazione di adattamento cinematografico, firmato A24 con un cast di peso come Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, è riuscita nell’intento di preservare quella stessa, angosciante indeterminatezza che aveva reso celebre il materiale originale. bestmovie +3

La trama segue Clark, architetto fallito e gestore di un salone di mobili, che scopre nel seminterrato un varco verso una dimensione parallela fatta di stanze anonime e corridoi labirintici. Quando l’uomo scompare, sarà la sua psicologa, Mary (Reinsve), a inoltrarsi in quell’inferno di asettica follia, finendo per scontrarsi con una creatura che è l’incarnazione mostruosa dello stesso Clark, simbolo del suo autodisprezzo e dei suoi fallimenti. libero +3

La forza di Backrooms, però, non sta solo nella sua atmosfera opprimente, ma nella cifra stilistica di Parsons: il film si chiude con un finale volutamente ambiguo, dove la realtà viene “registrata” e riprodotta in modo distorto dal labirinto (un po’ come la Loggia Nera di Twin Peaks, se vogliamo cercare un precedente illustre), e dove i ricordi d’infanzia di Mary vengono riassorbiti e deformati dalle pareti giallastre. corriere +3

Un finale che apre più domande e le sfide tecniche di un regista giovanissimo

La conclusione del film, va detto, ha lasciato il pubblico letteralmente diviso tra chi cerca una spiegazione logica e chi invece si abbandona al flusso onirico della narrazione.

Nelle sequenze finali, dopo essere riuscita a fuggire dalla creatura, Mary viene catturata dagli scienziati della Async (l’azienda che ha involontariamente originato le Backrooms e che ora cerca di mapparle) e, durante l’interrogatorio, capisce di non poter più tornare indietro: sa troppo, e la sua esistenza è ormai compromessa. lascimmiapensa +3

L’ultima, agghiacciante inquadratura ci mostra una versione distorta e imbambolata di Mary, seduta su una sedia, ormai completamente assorbita dal labirinto – a suggerire che le Backrooms non si limitino a uccidere, ma a “ricordare” e replicare in modo aberrante ogni essere umano che vi abbia messo piede.

Parsons, che ha citato tra le influenze dichiarate il realismo psichedelico di Lost e la tensione claustrofobica di The Blair Witch Project, ha costruito un meccanismo narrativo che non concede facili certezze. libero +3

È interessante notare come, a fronte di questo trionfo, il regista abbia dovuto anche difendersi da critiche poco lusinghiere circolate online, secondo le quali un ventenne non avrebbe potuto dirigere davvero un’opera così complessa. A prendere le sue difese è stato uno degli interpreti, Mark Duplass, il quale ha sottolineato che Parsons dimostrava sul set un controllo della messa in scena superiore a quello di molti colleghi con il triplo dei suoi anni. screenweek +3

Con un sequel già in cantiere – e l’Italia che, grazie a I Wonder Pictures, ha visto il film conquistare il primo posto con 1,8 milioni di euro in soli cinque giorni – è evidente che il fenomeno è destinato a espandersi. lascimmiapensa +3

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