Vicenza, l'ex operaio che denunciò la Miteni: "Sentenza giusta, ma ora si bonifichi"
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Redazione Interno
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Stefano De Tomasi, che per un decennio ha lavorato come operaio nello stabilimento Miteni di Trissino, è stato il primo a denunciare i vertici dell’azienda, dando il via all’inchiesta che ha portato alla luce il più vasto caso di inquinamento da Pfas in Veneto. «È una sentenza giusta», commenta oggi, dopo che la Corte d’Assise di Vicenza ha condannato undici manager a un totale di 141 anni di carcere per disastro ambientale, inquinamento delle acque e bancarotta. Le difese, com’era prevedibile, hanno già annunciato il ricorso.
La vicenda, che ha coinvolto oltre 300mila residenti tra Verona, Vicenza e Padova, ha avuto ripercussioni drammatiche sulla salute pubblica, in particolare per donne in gravidanza e bambini. Michela Zamboni, una delle "Mamme no Pfas", non usa mezzi termini: «Assurda, incredibile e vergognosa», dice riferendosi a un inquinamento che ha compromesso «il rapporto più sacro, quello tra madri e figli». La battaglia legale, però, è solo il primo passo. Resta il nodo della bonifica, per cui il ministero dell’Ambiente ha ottenuto un risarcimento di 56,8 milioni di euro. «Quei fondi devono essere usati subito per ripulire l’area», chiede De Tomasi, annunciando lettere al governo per sollecitare l’avvio dei lavori.
Intanto, a Torino, un’altra questione ambientale divide la cittadinanza: il progetto di costruire una cittadella dello sport nel parco del Meisino, rinaturalizzato dopo anni di abbandono, ha scatenato proteste. I manifestanti, riuniti in sit-in davanti al tribunale, denunciano la scelta come un paradosso, soprattutto in un’epoca in cui la crisi climatica imporrebbe ben altre priorità.




